Irreligion - J.A.Paulos

Il difetto principale di questo libro è il titolo che è stato imposto alla sua traduzione italiana ("La prova matematica dell'inesistenza di Dio" John Allen Paulos - Rizzoli 2008). In realtà, il suo scopo è l'opposto: mostrare come le dimostrazioni dell'esistenza di Dio non abbiano alcun fondamento logico. Ma non è che questo porti a dire che Dio non esiste, bensì che non si può dare una risposta (nè positiva, nè negativa) alla domanda sulla sua esistenza. A parte il titolo, il testo è ben scritto, a tratti anche divertente, qualche pagina è un po' noiosetta ma tutto sommato mi pare una lettura consigliabile.

La prefazione di Piergiorgo Odifreddi chiarisce l'equivoco: "gli argomenti a favore o contro l'esistenza di Dio sono controvertibili e controversi" dato che il senso religioso è basato su motivazioni istintuali/viscerali e non logico/razionali. Insomma, la logica non è lo strumento adatto per affrontare questo problema.

L'autore è un matematico, e si vede. Il testo è strutturato con una limpidezza da dimostrazione di teorema. Riporto qui la struttura e qualche nota, giusto per stimolare alla lettura dell'intero papiro. O per sconsigliarla a chi si aspettava qualcosa di diverso!

Sono presentati una dozzina di argomenti "razionali "(raggruppati in classici, soggettivi, e psicomatematici) di cui sono mostrati gli errori logici.

Gli argomenti classici considerati sono: La causa prima, il disegno intelligente, il principio antropico, l'ontologico.

La causa prima:

1) Ogni cosa ha una o più cause
2) Nessuna cosa è causa di sé stessa
3) Le catene causali non sono infinite
4) Deve esserci una causa prima
5) Dio è la Causa Prima

- ma se vale (1) allora anche Dio deve avere una causa.
- se modifico (1) per includere Dio (ogni cosa ha una, più, o nessuna causa) allora l'argomento non vuol dire più nulla
- in ogni caso (5) non è dimostrato, la causa prima potrebbe essere un evento (o un essere) qualunque, senza le caratteristiche attibuite solitamente a Dio
- è un argomento basato su una definizione classica di rapporto tra causa ed effetto messa in dubbio dall'empirismo e, ancor più, dalle scoperte della meccanica quantistica (relazione probabilistica tra causa ed effetto)
- Se vale (2) come si giustifica l'esistenza di Dio?

Per superare queste obiezioni è necessario dire che la causa prima non segue le regole di tutto il causato, ma questo equivale a dire che non c'è modo di darne una spiegazione razionale.
In alternativa si potrebbe ipotizzare un universo autoesplicativo.

Il disegno intelligente:

1) Qualcosa è troppo complesso per avere una spiegazione naturale
2) Questo qualcosa deve essere stato creato da qualcuno
3) Dio è il Creatore

oppure

A) Si nota un certo finalismo nel mondo o negli esseri viventi
B) Qualcuno deve organizzare questo finalismo
C) Dio è l'Organizzatore

Nota anche come teoria dell'orologiaio (William Paley)

- ma quando in (1) possiamo dire che è "troppo complesso"? E ha senso postulare l'esistenza di un essere molto più complesso per spiegarne l'esistenza? In realtà così complichiamo il problema. E' facile chiedersi chi ha creato Dio, e all'interno di questo schema la risposta logica sarebbe che deve esiste un superdio che lo ha creato, implicando una catena infinita.
- l'evoluzionismo spiega bene la generazione di strutture complesse a partire da strutture più semplici.
- si può notare come (B) sia paragonabile a pensare che l'economia sia gestita da un qualche comitato mondiale che organizza la produzione e la distribuzione di tutti i prodotti. In realtà vediamo che si tratta di una autoregolazione di un sistema complesso (che a volte fuziona meglio, altre peggio).
- la matematica dei sistemi complessi aiuta a vedere come non ci sia bisogno di ipotizzare un regolatore esterno al sistema.

Il principio antropico:

1) i valori delle costanti fisiche, il rapporto materia/antimateria, etc come li conosciamo sono necessari perchè l'uomo esista
2) l'uomo esiste
3) i valori suddetti devono essere stati calibrati appositamente per noi
4) Il Regolatore è Dio

- (1) e (2) in realtà sono tautologici
- non abbiamo prove che (1) sia vero, non sappiamo se esistono universi con altri valori per le costanti
- non sappiamo se i valori delle costanti siano gli stessi in tutto il nostro universo

L'argomento ontologico:

1) Dio è l'essere di cui non si può pensare nulla di più grande
2) Comprendiamo il concetto di Dio, e della sua esistenza
3) Assumiamo che Dio non esista
4) Se pensiamo al concetto di un essere positivo e questo esiste realmente, allora esso è più grande di quanto sarebbe altrimenti.
5) Se Dio non esistesse potremmo pensare un essere più grande di Dio. Ma ciò è in contraddizione con (1)
6) Allora (3) è falso

- è un gioco di parole, che sfrutta la limitatezza delle regole della logica
- i giudizi esistenziali non possono essere confutati in modo definitivo.

Argomenti soggettivi: coincidenze, profezie, soggettività, interventi.

Le coincidenze:

1) Non può esserci solo il caso dietro tutte queste coincidenze
2) Ci deve essere una ragione
3) La Ragione è Dio
4) Dio esiste

- le coincidenze, per quanto improbabili, avvengono di continuo
- molte coincidenze, in realtà, sono determinate dall'osservatore che le vuole vedere
- tutti gli uomini tendono a cercare un'ordine e degli schemi (anche dove non ce ne sono)

Le profezie:

1) Un libro sacro contiene profezie
2) Il libro, o suoi seguaci, affermano che le profezie si siano verificate
3) Il libro è indubitabile e afferma che Dio esiste
4) Dio esiste

- il passaggio da (2) a (3) è indimostrabile.
- spesso le profezie non sono falsificabili, vanno interpretate. Spesso non esistono testimoni esterni che possano avallare che le profezie si siano avverate

La soggettività:

1) Dentro di me sento che Dio esiste (oppure: se non esistesse non vedrei un senso nella vita)
2) La sensazione mi porta a credere che Dio esista (sarebbe troppo deprimente se non esistesse)
3) Dunque Dio esiste

- essendo basata su una sensazione soggettiva, non può essere oggettivata (altri avranno altre sensazioni soggettive, che Dio esista in altre forme da quelle immaginate da noi, o che non esista)

"E' davvero ripugnante che un ateo o un agnostico attacchino agressivamente e sul piano personale la fede degli altri, magari bollandola come un cumulo di sciocchezze per imbecilli. Chi si comporta così è giustamente accusato di essere arrogante e prepotente. ... più probabile che siano i religiosi ad aggredire sul piano personale la mancanza di fede di atei e agnostici, bollandola come una forma di autismo laicista o anche peggio."

Gli interventi:

1) Si è verificato un miracolo (via preghiere o spontaneamente)
2) E' un intervento divino
3) Dunque Dio esiste

- la definizione di miracolo è, a dir poco, opinabile
- avvengono di continuo fatti molto improbabili
- anche gli eventi negativi molto improbabili sono segno di un intervento divino?

Argomenti psicomatematici: ridefinizione, tendenza cognitiva, universalità, scommessa

Ridefinizione:

1) Dio va definito in un altro modo (rispetto alle religioni correnti)
2) Così è evidente, o almeno plausibile, che Dio esista
3) Dunque Dio esiste

- p.es.: Dio è ciò che non si può spiegare. Ma che Dio è questo? Viene consigliata la lettura di un saggio di Stuard Kauffmann (A casa nell'universo: le leggi del caos e della complessità) dove ci dovrebbe essere un interessante esempio di sistema complesso che tende autonomamente ad un suo equilibrio.

Tendenza cognitiva:

1) Alcune tendenze cognitive suggeriscono l'esistenza di un agente onnipotente
2) Tale agente esiste
3) L'Agente è Dio

- il passaggio da (1) a (2) non è dimostrabile.
- è simile ad una tendenza complottista

Universalità:

1) Diverse culture trovano giuste o sbagliate le stesse cose
2) Deve essere stato Dio a fornire questi concetti
3) Dio esiste

- molti umani non seguono le norme indicate
- la verità di (1) è molto discutibile
- è ragionevole pensare che una comunità che non segua le regole minimali della convivenza sia destinata alla rapida estinzione.

La scommessa di Blaise Pascal:

1) O crediamo in Dio o no
2) Se non crediamo, rischiamo di essere condannati ad una eternità di tormenti
3) Se crediamo, possiamo aspirare ad una eternità di beatitudine
4) Conviene credere in Dio
5) Dunque Dio esiste

- in realtà non sappiamo se Dio esista o no, quindi non possiamo fare assunzioni sul premio o sulla punizione che ci spetterebbero se credessimo o no
- l'affermazione "probabilità dell'esitenza di Dio" non ha senso (errore categoriale secondo Ludwig Wittgenstein), si cita il lavoro di Stephen Unwin (The Probability of God) che, disgraziatamente, pensa invece di poterla effettivamente calcolare.
- in pratica si dice che si deve credere in Dio per evitare una possibile punizione futura. In realtà questa paura non viene recipita nemmeno dai credenti (interessante notare che gli atei in USA siano sottorappresentati nella popolazione carceraria).

Vietato ai minori di anni 50

Continuano i festeggiamenti per i cinquant'anni di Tradate città. Francamente, se se ne faceva a meno, non è che ne avrei patito. In ogni caso, leggo su varesenews che il prossimo appuntamento è per l'11 ottobre in biblioteca, dove si ricorderà il 14 settembre 1958 con una messe di testimonianze.

La cosa in sé mi pare pure interessante, mi lascia perplesso soprattutto la lista degli invitati. OK per i sindaci, temo non se ne possa fare a meno, se si vuole un contributo comunale, OK per il Mauro della Porta Raffo, che non riesco a immaginare lontano da un qualunque evento anche lontanamente culturale che avvenga tra Como e Varese, e va bene pure Cesare Lanza (non sapevo minimamente chi fosse, ma leggo che si definisce "il maggior esperto italiano di gioco d'azzardo", quindi deduco che sia amico del Porta Raffo, e vuoi negare al Porta Raffo di portarsi un amico?) ma poi, Luca Goldoni? Altro amico del Porta Raffo! Ma qui si esagera, allora che scelga, o il Goldoni o il Lanza, epperbacco, che il paghiamo noi, dopotutto. E Jas Gawronsky? Non si poteva lasciarlo in pace a casa sua? e Memo Remigi!? Memo Remigi ci canterà quanto è strano sentirsi innamorati a Milano. Ohimè. Memo Remigi è proprio un colpo basso. E infine la star della serata: Ornella Vanoni. Una voce indimenticabile della canzone italiana, d'accordo, ma che nesso abbia con Tradate mi sfugge.

Insomma, ma che è? Per dare un premio alla Vanoni c'era bisogno di associarla a questo evento? Non mi pare giusto per il rispetto che provo per la grande artista che è (in suo onore la foto associata post, uno scorcio di San Vittore, dove il protagonista di una delle sue canzoni della mala passava quaranta dì e quaranta nott a ciapàa i bott). Gli altri (con tutto il rispetto) se cambiano idea e restano a casa, temo non cambi molto per la riuscita dell'evento.

E infine, d'accordo che si vuole celebrare una data di mezzo secolo fa, ma non sarebbe il caso di farlo pensando non dico al domani ma almeno all'oggi? Non era possibile invitare almeno una persona nata quando Tradate era già città? Così, giusto per introdurre una certa varietà.

Discorsi da Doppio Zero

Ho un vago ricordo di un film visto nella mia ormai lontana gioventù (forse si tratta di Guardie e Ladri? Uno dei tanti capolavori di Mario Monicelli, dove la coppia Fabrizi - Totò fa veramente faville) dove Aldo Fabrizi, alla ricerca di un bagno, chiama la stanza in una dozzina di modi diversi tra cui, per l'appunto, "Doppio Zero". Il motivo del nome, scoprii anni dopo, è che negli uffici pubblici, tipo ministero, la stanza 00 veniva destinata per l'appunto a quello scopo.

Oggi sono passato vicino a un televisore mentre Bossi sbraitava di una non ben identificata "tolleranza doppio zero" e m'è venuto naturale l'accostamento sanitario. Una tolleranza intestinale, per così dire.

O in alternativa, una tolleranza farinacea? Se non sbaglio, il doppio zero indica una qualità di grano tenero. E verrebbe quindi da pensare che l'Umberto voglia una sorta di tolleranza tenera (per gli amici suoi, supporrei, se il supporre non ricordasse troppo le supposte e mi riportasse quindi alla prima opzione).

Mi viene ora in mente Robert Parish, quel simpatico cestista dei Celtics dei tempi di Larry Bird che s'era accaparrato, per l'appunto, proprio il numero 00. Mi pare di ricordare che lo avesse scelto per ripicca nei confronti di suo padre che, evidentemente sbagliandosi, gli ripeteva spesso che era una nullità.

Se è a Parish che quei burloni di leghisti pensavano facendo questa sparata, non capisco cosa avessero in mente. Quindi probabilmente pensavano proprio a lui.

La Pina

La Prealpina era un giornale simpatico, paesanotto, se vogliamo, ma simpatico. Dire "senti un po' cosa ho letto sulla Pina" era un buon incipit per una notizia bizzarra ma non dannosa. Il ciclista che investe una mucca o, tuttalpiù, la mucca che investe un ciclista.

Ho visto oggi per strada un tizio che la leggeva e ho capito che i tempi sono cambiati e, dal mio punto di vista, in peggio. Prima pagina, titolo alto: "Preso l’imbrattatore dei ciclisti padani". Non scherzo, proprio così. Sono andato sul sito della Pina (anche loro hanno un sito web, a proposito di tempi che cambiano) e potete veder qui di fianco di cosa parlo.

Aprire il giornale con una notizia del genere? Che sconforto. E poi il tono. Mi basta leggere l'attacco del pezzo per deprimermi ulteriormente:

"Svolta nelle indagini sul danneggiamento delle sagome dei ciclisti padani nella rotonda di Capolago."

Ma fammi il piacere, o Pasquale Martinoli che hai scritto cotanto articolo. Svolta nelle indagini? E che è? Ma hai idea del livello di infiltrazione mafiosa che c'è nel varesotto? Lo sai quanta droga circola dalle nostre parti? Quante aziende sono nelle mani della delinquenza? E tu chiami l'identificazione di un imbrattatore di sagome una "svolta nelle indagini"? Ma non avevano niente di meglio su cui indagare quei poveri poliziotti? Mi spiace per loro, che sono sicuro avrebbero più volentieri speso il loro tempo su casi molto più importanti.

A parte il tema dell'articolo poi, non riesco a trattenermi dal criticare lo stile dello stesso (abbi pazienza, o Pasquale). Non dico tanto il tono (io mi sarei indignato per lo spreco di energie da parte delle forze dell'ordine per un fatto irrilevante, e avrei notato che forse la "tolleranza doppio zero" i leghisti la vogliono per fatti di questo tipo) quanto proprio la costruzione delle frasi.

L'effetto trenino (due frasi consecutive agganciate dalla ripetizione di un termine) rende la lettura del pezzo pesante, senza che il raddoppio abbia una qualche utilità retorica. Esempio dall'articolo in questione:

".. la Lega che aveva criticato l’atto vandalico. Atto che, peraltro ..."

"... non era rimasta traccia di danni. Danni che invece sono rimasti ..."

Già che ci sono, segnerei come da rivedere pure questo passaggio: "aveva fatto cancellare l’imbrattamento ma qualche tratto, sotto, non è venuto via, permane."

Tratto non è la parola giusta. Fa pensare ai lineamenti. E visto che si parla di facce, vien da pensare che il Pasquale si dolga del fatto che qualche tratto somatico sia rimasto, chessò, un naso qui, un sopracciglio là, mentre lui sperava che fossero tutti andati definitamente persi.
Ma chissà, magari il Pasquale voleva dire proprio quello.

La chiusa al pezzo mi fa venir la nausea: "Il 'sabotatore' è stato preso."

A quando l'olio di ricino?

Differenziata alla valdostana

Erano parecchi anni che non andavo in Val d'Aosta, ma mi pare che già ai tempi la raccolta dell'immondizia fosse gestita come oggi, nel modo che si vede in queste due immagini prese a Gressoney Saint-Jean dalle parti del Castello Savoia: numerose casupole sparse nel paese, facilmente accessibili a turisti e residenti, in cui gli utenti possono lasciare i rifiuti divisi in plastica, carta, lattine, vetro e indifferenziato.

Credo che il meglio che noi possiamo contrapporre siano le campane per il vetro nella vecchia piazza del mercato, che mostro qui sotto. Spiace dire che anche con i valdostani non riusciamo a reggere il confronto. Non tanto per le loro simpatiche casettine (che da noi sarebbero inutili e fuori luogo), e nemmeno per l'accessibilità, dato che questa nostra installazione, al contrario di quella di via de Simoni, è stata evidentemente pensata bene sotto questo aspetto, quanto per l'offerta e l'informazione.

Perchè solo vetro (e forse lattine)? Non è possibile darci la possibilità di portare lì anche altri materiali? Perchè l'unica informazione (quasi) leggibile è un cartello semisepolto dalla vegetazione che avverte il malcapitato utente che potrebbe essere filmato mentre lascia la sua bottiglia di passata di pomodoro? E cosa si può effettivamente buttare nelle campane? Si intravedono delle spiegazioni appiccicate sulle campane, ma sono sbiadite dal sole e dalle intemperie, e più che lette vanno immaginate.

Non sarebbe bello se i nostri amministratori migliorassero i servizi offerti invece di lagnarsi di quanto siamo incapaci noi cittadini di ottenere buoni risultati?

Tradizioni moderne

Scopro con orrore che oggi (domenica 7 settembre) si tiene la Quarta Sagra dell'Uva a Tradate. Embè, mi si dirà, che c'è di strano? L'Italia è il paese del sole, del mare, e anche del vino, e quindi dell'uva. Più che normale che vi sia una Sagra dell'Uva, che abbia suo punto forte in una gara di pigiatura della stessa tra i componenti dei rioni in cui il mio allegro paesotto si pregia di esser diviso.

Sarebbe anche normale, faccio però notare io, se vi fosse dalle nostre parti questa tradizione cosa che, per quanto ne so, non c'è più da alcuni secoli. E' vero che sul nostro stemma l'uva è rimasta, ma è altrettanto vero che, a causa del mutato clima, siamo rimasti a secco di vino da tempo immemorabile. Non per nulla a Varese i Poretti, presi dalla disperazione, si son messi a far birra.

Insomma, quel che mi fa orrore non è che si faccia una festa paesana - al contrario, mi diverto un sacco - bensì la creazione di tradizioni posticce.

Un po' di fantasia, perbacco. E' mai possibile che noi italiani, maestri dell'arte di inventare da millenni (che la necessità è spesso maestra molto abile), dobbiamo prender lezioni dagli svedesi anche in questo?

A Stoccolma avevano un problema simile al nostro: voglia di festeggiare, ma nessun motivo reale per farlo. Ebbene, hanno deciso che l'otto agosto sarebbe stato festa. Motivo? Il prefisso telefonico. Per Milano si fa lo 02, per Stoccolma lo 08. Ergo, l'otto agosto di quest'anno non poteva essere giorno migliore per fare una gran festa (08-08-08).

E ci siamo pure divertiti un sacco!

Vi(v)a Verdi

Nonostante la giornata passata a viaggare, ieri sera sono riuscito ad arrivare con una precisione à la Mascherpa al cinema Nuovo di Abbiate dove si proiettava una Traviata registrata alla Scala qualche mese fa, direzione musicale di Lorin Maazel, regia teatrale di Liliana Cavani, scene di Dante Ferretti, Violetta e Alfredo interpretati a dovere da Angela Gheorghiu e Ramon Vargas.

La serata era gratuita e quindi mi aspettavo una certa partecipazione ma, a dire il vero, non così tanta: la sala era quasi completamente piena. Motivo della gratuità dell'evento è che si inaugurava il nuovo impianto digitale con audio dolby stereo, se ne parlava anche qui, su varesenews.

Dicevo che sono rimasto positivamente colpito dalla partecipazione, ma devo aggiungere che ne sono rimasto anche negativamente impressionato dall'età media del pubblico, occhio e croce saremo stati sui 70 abbondanti, e solo grazie al fatto che c'erano un certo numero di giovin signore dalla parlata italiana un po' zoppicante (immagino badanti rumene o affini) che abbassavano la media. Non che mi aspettassi una torma di ventenni melomani ma, diamine, sotto i sessanta eravamo davvero in pochi.

Ho comunque sbirciato il programma delle prossime rappresentazioni e mi pare tutta roba di facile accesso, adatta anche al pubblico casuale, e quindi spero che l'inizativa abbia un buon successo.

Dunque, il 16 settembre ci sarà l'Italiana in Algeri di Rossini, registrata al ROF, poi il 15 Ottobre in diretta da Cagliari la Sonnambula di Bellini, quindi l'11 Novembre la Tosca di Puccini registrata all'Arena di Verona, e infine il 3 Dicembre l'Aida di Verdi in diretta dal Massimo di Palermo.

E non poteva mancare, a questo punto, la diretta dalla Scala per il 7 Dicembre, con il Don Carlos.

Insomma, complimenti al Nuovo.

La critica non può non riguardare che il costo del biglietto: 10 Euro sono un po' tantini. E per il Don Carlos se ne chiedono addirittura 15. Considerando che un DVD costerà dai venti ai quaranta, mi pare che si chieda un po' troppo.

E poi un suggerimento: sarebbe opportuno ricordare prima dell'inizio che i telefoni cellulari vanno spenti, dato che c'è sempre qualcuno che se ne dimentica. Eppoi, magari, raccontare per sommi capi cosa succede nell'opera, per evitare il chiacchiericcio nel buio ("ma chi è quello?" "cos'ha detto?" "dove se ne va quella così di corsa?").

Kamillo Chrome

Beh, come evitare di provare Chrome, il nuovo browser made in Google?

Faccio mea culpa, quando ieri ho letto le indiscrezioni ho pensato si trattasse di vaporware, destinato a rimanere tale per lungo tempo. Quando oggi ho visto che era già disponibile una beta in download, ho pensato che fosse inutilizzabile. Alla fine me la sono scaricata e c'ho fatto un giro di prova e, diamine, mi arrendo. Non riesco a trovare niente di male da dire sul suo conto. Un bel lavoro. Una interfaccia pulita, piacevole, poco invadente. Non si può notare una certa somiglianza con Opera, ma questo non mi pare mica un difetto, anzi.

Sarà interessante vedere come risponderà Firefox all'arrivo del nuovo competitor.

Padroni a casa nostra

Dato che secondo la commissione antimafia, "A Varese, Tradate e Venegono le famiglie Morabito e Falzea" sono i mafiosi che comandano, ho pensato di dare un'occhiata in rete a chi siano costoro.

Sui Falzea non sono riuscito a trovare praticamente nulla, al momento. Solo un'accenno a Giovanni Falzea in una dichiarazione del gip Forleo a proposito dell'indagine sull'Ortomercato milanese:

"Uno di tali pass risulterà rilasciatogli (a Morabito, ndr) dalla Sogemi per conto del consorzio Nuovo Coseli di Paolo Antonio, nei cui uffici risultavano essersi più volte incontrati nel corso del 2005 fino al loro arresto sia il Pizzinga che Giovanni Falzea, a sua volta nipote di Rosario Bruzzaniti, altro vertice del gruppo malavitoso d'origine".

[da Affari Italiani]

I Morabito sono invece decisamente più popolari. Per dirne una hanno la loro pagina su wikipedia, che non è da tutti, da cui si desume che sono originari di Africo, sarebbero una delle 'ndrine più potenti, e il loro capo era, almeno fino al suo arresto nel 2004, Giuseppe Morabito u tiradrittu, che ha anche lui la sua wikipagina. Non è quel che si definirebbe un giovincello, essendo nato nel 1934, ma si vede che la latitanza spinge a fare una vita sana.
E' sua, probabilmente non recentissima, la foto qui a fianco, sempre tratta da Wikipedia.

Paese dei balocchi

Bastava aver letto Pinocchio per sapere che il rischio che si corre a dar retta all'Omino di Burro è quello di risvegliarsi con le orecchie più lunghe del solito ..

Leggo quindi con poca sopresa su varesenews, da cui traggo pure la foto qui a fianco, che qualche anonimo burlone ha reso un poco più realistica la installazione autocelebrativa prodotta in occasione dei Mondiali di Ciclismo.

Noto una certa somiglianza con l'exploit compiuto a Tradate non molto tempo fa, con i paracarri preservati dalle intemperie, sia nella realizzazione della burla sia nella reazione leghista. In questo caso, sempre secondo varesenews, ad occuparsi del caso è addirittura la Digos.

Il giorno successivo, sempre come da quest'altro articolo su varesenews, le facce dei ciclisti sono diventate verdi, e quindi ora, data l'escalation, mi aspetto che venga schierato l'esercito in difesa della preziosa opera.

L'ha detto la televisione ...

Se una quarantina di anni fa Tradate poteva finire in prima serata per uno sketch di Giorgio Gaber, ai giorni nostri ci finisce per faccende di mafia. Nella prima puntata della nuova serie 2008 di Blu Notte di Carlo Lucarelli su rai tre s'è parlato della colonizzazione mafiosa nel nord Italia (con un accennno anche all'Europa, con i fatti di Duisburg) e quindi non poteva mancare una rapida citazione di Tradate, sia come esempio di realtà locale inquinata da infitrazioni mafiose, sia per ricordare l'eliminazione di Cutolo junior.

Necessariamente non s'è detto molto di nuovo, ma le solite cose che nessuno vuole sentire. Le mafie sono qui nel nord Italia da decenni; sono qui per restare; inquinano il tessuto sociale ed economico; pur portando inizialmente soldi, in realtà finiscono per impoverire i territori che intaccano; scendere a patti con la deliquenza organizzata è impossibile, i mafiosi vogliono tutto (soldi, potere, controllo) per loro, e col tempo lo ottengono; il controllo è esercitato da esponenti delle famiglie siciliane, calabresi, campane, ma con la connivenza e la partecipazione di personaggi locali, che per poche briciole accettano di fare da intermediari; usando gli ingenti capitali a loro disposizione e metodi mafiosi di intimidazione, taglieggiamento, usura, si impossessano di attività produttive lecite (o semilecite) prevalentemente nel settore edilizio, movimentazione terra, bar, ristorazione, e commercio; si sta affermando una nuova generazione di boss mafiosi, gente giovane, che ha studiato, ha una certa immagine e capacità di integrazione con la società locale.

Insomma, siamo messi male.