Differenti differenziate

A dire il vero non c'è bisogno di andare fino in Svezia per far paragoni, ma già che ci sono, ne approfitto ...

Intorno a Ferragosto, stimolato da questo post su l'AltraTradate, sono andato a vedere la piazzola per la raccolta dei rifiuti in via De Simoni. Non sapevo manco che ci fosse, nonostante io abiti a poca distanza, ma d'altronde in paese io ci sto poco. Vado, vedo e fotografo. Noto la posizione nascosta, una barriera a renderne difficile l'accesso, un cartello intimidatorio che avverte di stare ben attenti a quel che facciamo, dato che siamo videoregistrati.

Diversa la situazione a Stoccolma. Il primo problema è decidere quale fotografare, dato che ce ne sono parecchie, praticamente ovunque. La scelta m'è caduta su questa, per la felice posizione in cui si trova (sulla costa orientale di Sodermalm). La piazzola è ben visibile, facilmente accessibile, i contenitori a disposizione sono una mezza dozzina e un cartello dice cose che non capisco (mica facile lo svedese ...) ma noto che inizia ringraziando (un bel TACK - grazie - multicolore a caratteri cubitali) e mostra una serie di numeri di telefono e indirizzi (per segnalare problemi, immagino).

Non sarà certo l'unico motivo per cui la raccolta differenziata funziona meglio in Svezia che da noi, ma certamente anche questo aiuta. O no?

Il figlio d'o' professore

Nel 2005 Mario Fabbrocino, o' gravunaro (il carbonaio), viene identificato nel corso di una intercettazione telefonica in cui stava spiegando come voleva che gli fosse preparato il ragù (quando si dice che ne uccide più la gola che la spada ...). Era latitante per evitare di scontare l'ergastolo che la Corte di Assise di Appello di Milano gli aveva appioppato per due omicidi, tra cui quello di Roberto Cutolo ucciso a Tradate nel 19 dicembre 1990.

Il Fabbrocino era stato arrestato in seguito all'operazione "Count Down" (che colpì la famiglia De Stefano, le famiglie camorristiche Ascione e Fabbrocino, ed elementi della mafia catanese) e che oltre ad occuparsi dell'omicidio di Raffaele Cutolo, completò la mappa dei rapporti fra le mafie lombarde, mandando in carcere boss e gregari e svelando i meccanismi dei traffici di droga e armi.

L'ordine di eliminare il giovane Cutolo partì da Franco Coco Trovato: "Vi uccidiamo il figlio di Cutolo, vi dimostriamo così che non siamo alleati dei cutoliani e voi in cambio ci uccidete Salvatore Batti" racconta Leonardo Cassaniello, collaboratore di giustizia, autore materiale dell’omicidio di Roberto Cutolo.

A proposito di Cassaniello, interessante (anche se in modo un po' trasversale) il suo contributo nell’operazione "Europa" che prende il via dalla Criminalpol di Reggio Calabria che segue fino a Milano la fidanzata di un latitante di spicco del clan Paviglianiti. Ma l’uomo che la donna incontra alla Stazione Centrale non è il suo compagno, bensì un personaggio sconosciuto alle forze dell’ordine. Il comportamento particolarmente circospetto e la difficoltà nel pedinamento destano subito l’interesse e l’attenzione della Criminalpol. La donna riparte per Reggio Calabria subito dopo una breve sosta in casa dello sconosciuto, il quale viene identificato come Angelo Morabito, incensurato. La sua fisionomia e il suo nome di battesimo corrispondono a quanto raccontato dal pentito Leonardo Cassaniello che aveva raccontato dell’esistenza di un certo Angelo (appartenente al clan) del quale non conosceva il cognome, ma unicamente la fama di killer spietato e accorto. Cassaniello riconoscerà Morabito grazie alle fotografie. Morabito viene tenuto sotto controllo con molte difficoltà. Nonostante non sia mai stato ricercato, si muove come se temesse di essere pedinato: cambia abitazione ogni 20 giorni, la scheda del telefonino tutte le settimane e non si sposta mai con lo stesso mezzo. In questa fase dell’operazione non fornisce alcun indizio utile agli investigatori che riescono però a installare una microspia nella sua automobile. L’auto risulta essere il suo unico luogo di lavoro: dalle conversazioni intercettate le forze dell’ordine scoprono che Morabito è alle dirette dipendenze di Domenico Paviglianiti e che questi, insieme a Giovanni Puntorieri, risiede in Spagna. Dalla microspia si apprende anche dell’intenzione di compiere omicidi tra i quali quello di un collaboratore di giustizia, Giovanni Liggio, destinato a essere sciolto nell’acido.

Altra citazione per Luigi Di Modica, catturato dagli uomini della Criminalpol il 30 maggio 1992 a Milano insieme ad Antonio Schettini e Giorgio Tocci. Di Modica inizia a collaborare il 18 maggio 1994, offrendo informazioni che sono state utili a dare il via all’operazione "Count down", che ha rivelato i collegamenti al nord tra 'ndrangheta, camorra e la banda catanese dei Cursoti. Tocci, ex poliziotto, dopo la decisione di collaborare, dal 7 giugno 1994 comincia a raccontare il suo percorso: dai piccoli favori ai boss, concessi tradendo la sua divisa, alla collusione con i criminali, fino all’inserimento organico nelle file mafiose. Tocci offre contributi significativi nel corso dei processi "Count down" e "Wall street".

Armando Spataro (della Direzione Distrettuale Antimafia) sottolinea un aspetto che pare caratterizzare la strategia della 'ndrangheta in territorio lombardo, ossia la costituzione di una federazione delle mafie, un'alleanza con i gruppi catanesi, in particolare con i Cursoti e con le famiglie della camorra anticutoliana vincente.

Per maggiori informazioni rimando a Omicron (Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord).

Buccinasco è vicina

Un mese fa c'è stata una importante operazione antimafia a Buccinasco. Io, assente giustificato, me ne sono accorto solo adesso, grazie a questo articolo su Repubblica.

Estraggo e cito:

Mafia e 'ndrangheta si spartirscono il territorio ... interi settori economici, intere aree geografiche sono in mano ai padrini. Di Buccinasco, la città-simbolo dell´infiltrazione malavitosa, ne esistono almeno venti, in Lombardia ... sparsi tra le province di Milano, di Varese, di Como, di Bergamo, nei quali la penetrazione della 'ndrangheta nei cantieri assume gli stessi connotati inquietanti del "controllo del territorio" che ha assunto nel paese alle porte di Milano.

...

Le cosche si spartiscono il territorio. Per sporcarlo. "Perché uno non ci pensa ... ma se pensi che qua, così, abbiamo scaricato tanta di quella merda che avremmo dovuto pagare tanti di quei soldi in cava, a scaricare tutta questa roba qui. Uno magari ci pensa che anche quei quattro soldi che prendiamo, sono tutti soldi guadagnati..." ... i padroncini trasportavano il materiale e poi lo rivendevano per i riempimenti. E nel far questo, spargevano dove capitava il materiale inquinante.

Il mistero di Wuhan

Un antico proverbio indiano ammonisce: "Un buon percussionista ascolta tanto quanto suona". Affermazione interessante che ci tornerà utile a fine post.

Nel frattempo, comincio a sparar qui un primo link, al Corrierone, dove il 4 Agosto, a pagina 13, è stata pubblicata una lettera del nostro ministro Calderoli a cui è stato dato il titolo "Ecco perché il federalismo è un modello che funziona".

Articoletto sul noioso andante, mi spiace constatare.

Una lettura più briosa la si trova invece sul blog di Corrias-Gomes-Travaglio, al post intitolato "Wuhan, chi era costui?" in cui si nota come la fonte citata dal Calderoli a sostegno delle sue posizioni, tal "premio Nobel per l'economia Wuhan" sia, purtroppo, del tutto inesistente.

Travaglio avanza alcune ipotesi su chi possa essere questo fantomatico Wuhan, ognuna delle quali, mi pare, ha una sua ragione d'essere.

Io mi ricollegherei invece al proverbio indiano di cui sopra e, approfittando del fatto che Wuhan è anche il nome di un noto produttore di piatti (nel senso delle percussioni), avanzerei il dubbio che Calderoli non sia un gran ascoltatore e, più che suonare, sia un poco suonato.

Immagine tratta da artdrum.com

Nuvole rapide

Ci si sveglia a Stoccolma che piove come se non volesse più smettere. Invece in dieci minuti si squarciano le nubi e si preannuncia una giornata di sole, di quelle incantevoli. Ma il sole si copre all'improvviso, le nubi si rincorrono in un veloce carosello, la temperatura cade bruscamente. Si rimette a piovere, una pioggerellina leggera. Torna il sereno ma non dura, ci si distrae un'attimo e si scatena un temporale improvviso. Dura un nulla, però. E torna il sereno.

Un clima incostante, mutevole, intrattabile. Di cui non si può fare a meno di innamorarsi.

Cosa succede in città

Nel post precedente, ho riportato una parte della relazione della Commissione Antimafia (mica fuffa) che da per assodato che a Tradate operi con successo la 'Ndrangheta (e probabilmente altre mafie).

A me qualche dubbio sulle cose che succedono al mio paese m'era pure venuto ma, complice la mia scarsa presenza in loco, e una mia riprovevole mancanza di attenzione, non avrei immaginato che la situazione fosse così compromessa.

Mi vien da pensare che per alcuni (molti?) miei compaesani queste notizie siano cose vecchie. Che pensino che, dopotutto, pecunia non olet. E che magari non saranno persone proprio per bene ma ci si può fare affari insieme, il grano ce l'hanno e poi mica sparano, qui.

Ma le mafie non sono delle organizzazioni benefiche, e quello che hanno dato prima o poi se lo riprendono indietro. Con interessi da capogiro.

E le armi le usano eccome. Se non le hanno usate nel recente passato è perchè in quella particolare situazione non conveniva loro (come ben spiegato dalla relazione).

Ma sembra che si stia tornando il momento di tornare a usarle. La relazione di cui sopra risale al febbraio di quest'anno, e comunque già allora la provincia di Varese era considerata a rischio-faida, a causa delle tensioni determinate dall'aeroporto della Malpensa. E nel frattempo sono avvenuti un paio di fatti:
  • Fine marzo 2008: A Verano Brianza viene ucciso con lo sproposito di ventisei proiettili un pregiudicato. Dettagli su questo articolo del Giorno.
  • Metà luglio: A San Vittore Olona sparano in faccia al boss Carmelo Novella, che muore sul posto. Rimando a questo articolo sulla Repubblica per maggiori informazioni.
E temo di non sbagliarmi se penso che la faccenda non si chiuda così.

Una lettura scomoda

La relazione annuale sulla 'Ndrangheta, approvata alla unanimità dalla "Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa e similare" nella seduta del 19 febbraio 2008, è disponibile in una serie di documenti in formato pdf sul sito della Camera.

Da varesotto, non posso evitare di saltare al capitolo sette, dove si parla della colonizzazione del nostro territorio.

A pagina 191 e seguenti:

... in Lombardia la ‘ndrangheta era l’organizzazione più potente, ... operazioni quali Wall Street e Nord-Sud ... Count Down ... dell’ottobre 1994 e l’operazione Fiori della Notte di San Vito, del
novembre 1996, riguardante il clan Mazzaferro, sono sfociate nei grandi dibattimenti sino ai primi anni del 2000 che si sono conclusi con centinaia di condanne.

...

Da allora nessun’altra indagine approfondita di impulso parlamentare si è occupata degli insediamenti mafiosi in Lombardia nonostante il nord del Paese e Milano siano stati investiti da grandi processi di trasformazione economici e sociali, di deindustrializzazione di intere aree e periferie urbane e, in questi cambiamenti, le mafie abbiano riguadagnato silenziosamente ma progressivamente terreno.

Le ‘ndrine sono state in grado di recuperare il terreno perduto grazie ad una strategia operativa che ha evitato manifestazioni eclatanti di violenza, tali da attirare l’attenzione e divenire controproducenti, attuando piuttosto un’infiltrazione ambientale anonima e mimetica tale da destare minor allarme sociale e da far assumere alle cosche e ai loro capi le forme
rassicuranti di gestori e imprenditori di attività economiche e finanziarie del tutto lecite.

In tal modo si è realizzato un controllo ambientale che, in sentenze già passate in giudicato, è stato definito “selettivo” e cioè strettamente funzionale nel suo “stile” al raggiungimento degli scopi del programma criminoso in un’area geografica giustamente ritenuta diversa per cultura,
mentalità e abitudini rispetto a quella di origine. Non per questo un controllo meno pericoloso in quanto più idoneo, proprio per la sua invisibilità, a rimanere occulto e ad essere meno oggetto di risposte tempestive da parte delle forze dell’ordine e della società civile.
La strategia di “inabissamento” di queste cosche invisibili che sono riuscite a riprodursi nonostante i colpi loro inferti dalle grandi indagini degli anni ’90 è stata favorita da un insieme di condizioni.

In sintesi i fattori che negli ultimi anni hanno giocato a vantaggio delle cosche operanti in Lombardia possono essere i seguenti:
  • la capacità delle cosche, e soprattutto quelle calabresi per la loro strutturazione familistica di tipo orizzontale, di rigenerarsi tramite l’entrata in gioco di figli e familiari di capi-cosca arrestati e condannati all’ergastolo o a pene elevatissime a seguito dei processi degli anni ’90. In pratica ogni cosca, da quella di Coco Trovato a quella di Antonio Papalia a quella dei Sergi, ha visto il formarsi, sotto la guida dei capi detenuti, di una nuova generazione;
  • le scarse risorse specializzate messe in campo dallo Stato in Lombardia e in genere nel Nord-Italia per combattere la mafia. Basti pensare ad un distretto come quello di Milano che comprende anche città con forte presenza mafiosa come Como, Lecco, Varese e Busto Arsizio, con le forze in campo costituite da poco più di 200 uomini: 40 uomini del R.O.S. Carabinieri, 50 uomini del G.I.C.O., 55 dello S.C.O. della Polizia di Stato cui si aggiungono 68 uomini della D.I.A. che ha competenza peraltro su tutta la Lombardia;
  • l’insufficienza di uomini, più volte denunziato dai rappresentanti della D.D.A. è pari all’insufficienza di mezzi, causa spesso del rallentamento di alcune indagini;
  • altro elemento che ha influito soprattutto nell’opinione pubblica è rappresentato dall’esplosione, negli ultimi anni, del tema della percezione della sicurezza che, soprattutto in un’area come Milano e il suo hinterland ha spostato l’attenzione sulla microcriminalità in genere collegata alla presenza di stranieri e di altri soggetti operanti sul terreno della devianza sociale. E ciò, nonostante l’incessante lavoro e i risultati importanti ottenuti dalla D.D.A.
In questo contesto di “disattenzione” le cosche hanno scelto come sempre le attività criminose più remunerative con minori rischi e hanno evitato, per quanto possibile ma con successo, le faide interne e i regolamenti di conti che avevano preceduto soprattutto con sequele impressionanti di omicidi le indagini degli anni ’90 e che avevano avuto l’effetto di suscitare un immediato e controproducente allarme sociale.

...

La Lombardia è da sempre retroterra strategico dei più importanti sodalizi criminali calabresi e gli eventi registrati offrono ulteriori riscontri per quanto concerne la massiccia presenza nella regione di soggetti legati alla ‘ndrangheta, con interessi, come si vedrà, principalmente nel settore del traffico di stupefacenti, nella gestione dei locali notturni e nell’infiltrazione all’interno dell’imprenditoria edilizia.

Anche per la ‘ndrangheta, sul territorio lombardo, prevale una strategia di un basso profilo di esposizione, pur non mancando atti violenti, quali l’agguato in viale Tibaldi di Milano, dell’aprile 2007, ove un pregiudicato calabrese è stato ferito con colpi di arma da fuoco per motivi forse correlabili alle attività illegali del caporalato, che sembra costituire un mercato in espansione per la ‘ndrangheta.
Non sono neppure mancati episodi estorsivi, che hanno coinvolto pregiudicati di origine calabrese, con interessi nel campo dell’edilizia a Caronno Pertusella (VA).

Tuttavia l’aspetto militare, pur se cautelativamente messo in sonno, non è certo stato abbandonato dalla strategia dei gruppi calabresi e si ha almeno un esempio di tale potenzialità dal sequestro di un imponente arsenale a disposizione della ‘ndrangheta calabrese rinvenuto in un garage di Seregno nell’ambito dell’operazione “Sunrise” nel giugno 2006. L’arsenale era a disposizione di Salvatore Mancuso e del suo gruppo appartenente al clan di Limbadi (VV) da tempo sbarcato in Brianza. Un vero e proprio deposito di armi micidiali: kalashnikov, mitragliatori Uzi, Skorpion, munizioni e cannocchiali di precisione, bombe a mano. Le
attività criminali accertate sono state le truffe, il traffico di droga e l’associazione a delinquere finalizzata all’usura. Il prosieguo dell’indagine consentiva l’ulteriore arresto complessivamente di 32 persone, originarie del Vibonese, indiziate di traffico di droga, usura e truffe. Le attività usurarie venivano praticate attraverso un membro dell’organizzazione, titolare di imprese edili ed altre società, che erogava a imprenditori in difficoltà prestiti con interessi fino al 730%.

Le truffe avvenivano, con meccanismi complessi di mancati pagamenti, ai danni di società di lavoro interinale, conseguendo illeciti introiti per oltre 800 mila euro.

Le indagini hanno messo in luce anche un elevatissimo gettito, proveniente dalle attività estorsive e valutato in circa 3 milioni di euro.

Da quanto detto consegue che l’attività assolutamente prevalente, quella che si potrebbe dire di “accumulazione primaria”, rimane l’introduzione e la vendita di partite di sostanze stupefacenti, in assoluta prevalenza cocaina, canalizzate in Italia tramite i contatti anche stabili e “residenziali” delle cosche con i fornitori operanti nell’area della Colombia e del Venezuela.

...

Estremamente significativa dell’incidenza del monte di affari prodotti dai traffici di cocaina è il riciclaggio in attività imprenditoriali e la capacità di gruppi con i propri capi condannati all’ergastolo di rimpadronirsi in pochi anni del territorio. Lo ha dimostrato l’indagine “Soprano” che ha visto nel dicembre del 2006 l’arresto, ad opera della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, di 37 persone146 appartenenti alla famiglia Coco Trovato.

...

Vincenzo Falzetta, sempre secondo la misura cautelare, era anche l’uomo di riferimento del gruppo sul piano finanziario e imprenditoriale, avendo assunto per conto della cosca, tramite varie società, la gestione di numerosi locali pubblici a Milano tra cui la nota discoteca Madison, il ristorante Bio Solaire e la discoteca estiva Cafè Solaire, sita strategicamente nei pressi dell’Idroscalo.

Si era così costituita una catena di locali pubblici, in cui fra l’altro lavoravano quasi solo parenti o persone legate alla “famiglia”, che rispondevano ad una pluralità di esigenze: riciclare la liquidità in eccesso, spacciare all’interno di essi o intorno ad essi altra cocaina e usare i locali, al riparo da occhi indiscreti, per riunioni strategiche, alcune delle quali finalizzate a discutere addirittura il reimpiego in grosse attività immobiliari in Sardegna dei proventi della bancarotta di società finanziarie messe in piedi dalle cosche in Svizzera.

L’enorme liquidità in eccesso prodotta dai traffici di cocaina e in misura minore ma significativa dalle estorsioni viene canalizzata, secondo i dati che provengono dalle principali strutture investigative e fra di esse la D.I.A., in alcuni settori produttivi ed economici attraverso imprese apparentemente legali.

Si tratta del settore dell’edilizia nel quale va compreso sia a Milano sia nell’hinterland quello degli scavi e del movimento terra, delle costruzioni vere e proprie, sino all’intermediazione realizzata da agenzie immobiliari collegate, del settore ristoranti e bar, del settore delle agenzie che forniscono addetti ai servizi di sicurezza, soprattutto per locali pubblici e discoteche; del settore dei servizi di logistica, cioè il facchinaggio e la movimentazione di merci, con la gestione di società cooperative, come quelle controllate dalle cosche presso l’Ortomercato di Milano.

[qui c'è una nota che mi pare importante: Nel settore dell’edilizia privata, sottoposto soprattutto nell’hinterland ad un controllo quasi monopolistico da parte delle cosche, il meccanismo di intervento che esprime tale controllo ed è stato già riconosciuto in alcune sentenze, è quasi sempre il medesimo. Inizialmente società operanti con capitali mafiosi ma intestate a prestanomi incensurati ed apparentemente privi di collegamento con i clan acquistano terreni agricoli ottenendo poi dai Comuni le relative licenze edilizie e facendo fronte agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria. In un secondo momento le stesse società affidano la costruzione di unità immobiliari, attraverso contratti di appalto, a società in cui compaiono invece imprenditori o loro familiari legati in modo più diretto ai gruppi della ‘ndrangheta. Il pagamento del contratto di appalto non avviene poi in denaro bensì con la cessione di una quota, di solito il 50%, delle unità immobiliari costruite che l’impresa costruttrice vende subito ad altre società immobiliari anch’esse legate ai clan che rivendono a privati. Tale meccanismo consente quindi di porre degli schermi di salvaguardia tali da non attirare troppo l’attenzione sul reale beneficiario finale dell’attività edilizia e tutte le società coinvolte, che si alimentano con continui ingenti finanziamenti soci con i quali poi vengono pagate le reciproche prestazioni, hanno la possibilità di nascondere l’origine di somme provenienti dai traffici illeciti e di ottenere in modo abbastanza semplice flussi di denaro pulito.]

Storicamente, però, per le cosche calabresi l’edilizia rappresenta il settore primario che consente, fra l’altro, di utilizzare anche mano d’opera a bassa specializzazione e di sviluppare e controllare fenomeni quali il caporalato delle braccia. Questa attività criminale sfrutta da anni manodopera clandestina giunta sulle coste crotonesi e catanzaresi con le carrette del mare e fatta fuoriuscire dai CPT di Crotone e Rosarno.

Anche nell’edilizia non mancano le estorsioni in danno di concorrenti o di imprese riottose. Lo testimoniano incendi in cantieri o danneggiamenti di attrezzature che vengono segnalati soprattutto nell’hinterland.

Tuttavia persino le minacce estorsive non sono necessarie quando, come nella maggioranza dei casi, si verte in realtà in una situazione di completo monopolio ed in ampie zone della Brianza o del triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano non è nemmeno pensabile che qualcuno con proprie offerte o iniziative “porti via il lavoro” alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sull’intero territorio.

...

Lo scenario dell’indagine chiamata Dirty Money, resa possibile da una stretta collaborazione tra le autorità elvetiche e quelle italiane, vede, secondo la ricostruzione dell’accusa, la presenza della cosca Ferrazzo di Mesoraca (KR) ramificatasi in Lombardia tra Varese e Ponte Tresa e in
Svizzera a Zurigo. Proprio qui vengono allestite due grosse “lavatrici”, e cioè due società finanziarie, la WSF AG e la PP FINANZ AG che dovevano occuparsi di raccogliere i capitali di investitori svizzeri e internazionali per intervenire sul mercato Forex ed operare transazioni su
divise.

...

Le indagini attualmente più significative evidenziano preoccupanti segnali della persistente presenza di organizzazioni di tipo mafioso, che, soprattutto nell’area metropolitana di Milano e nelle province confinanti, si caratterizzano più per una capillare occupazione di interi settori della vita economica e politico-istituzionale, che per la tradizionale e brutale gestione militare del territorio in connessione con le attività tipiche delle associazioni mafiose: dal traffico di stupefacenti all’usura, allo sfruttamento della prostituzione e alle estorsioni in danno dei pubblici esercizi, ecc..

In sostanza, nelle zone a più alta densità criminale, Rozzano, Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, per citarne alcuni, le tradizionali famiglie malavitose di origine meridionale, sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire e a sfruttare le zone di influenza, stringendo, dal punto di vista istituzionale, alleanze con spregiudicati gruppi politico-affaristici e, dal punto di vista economico, inserendosi nel campo imprenditoriale con illimitate disponibilità economiche.

Altra indagine di rilievo nasce dagli accertamenti espletati dal R.O.S. Carabinieri, in aggiunta a quelli già svolti dalla D.I.A. in relazione ad un esposto anonimo, che segnalava inquietanti rapporti tra personaggi di un Comune dell’hinterland milanese e gruppi malavitosi organizzati di stampo mafioso localizzati nel medesimo comune e in quelli limitrofi.

Le più recenti acquisizioni investigative hanno anche confermato l’esistenza in un altro Comune dell’hinterland milanese di un gruppo politico-affaristico ed un continuo riferimento ai “calabresi”, anche in relazione alle recenti elezioni amministrative.

...

Avvalendosi delle potenzialità fornite dalla prima piazza economicofinanziaria a livello nazionale, la ‘ndrangheta attua il riciclaggio e/o il reimpiego dei proventi derivanti dalla gestione, anche a livello internazionale, di attività illecite (traffico di sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi, immigrazione clandestina, turbativa degli incanti, ecc.), inserendosi insidiosamente nel tessuto economico legale, grazie all'esercizio di imprese all’apparenza lecite (esercizi commerciali, ristoranti, imprese edili, di movimento terra, ecc).

La prevalenza criminale calabrese, peraltro, non è mai sfociata in assoluta egemonia, sicché altre organizzazioni italiane (Cosa nostra, Camorra e Sacra Corona Unita) e straniere (albanesi, cinesi, nord africane, ecc.) con essa convivono e si rafforzano, generando l’attuale situazione di massima eterogeneità.

In definitiva, quanto alle caratteristiche peculiari delle organizzazioni criminali monitorate, è stato possibile individuare due distinte realtà territoriali, le quali hanno, però, mostrato un’incidenza criminale omogenea:
  • Milano ed il suo hinterland, quale centro nevralgico della gestione di attività illecite aventi connessioni con vaste zone del territorio nazionale;
  • area brianzola (Province di Milano, Como e Varese), dove il denaro proveniente dalle attività illecite viene reinvestito in considerazione della “felice” posizione geografica che la vede a ridosso del confine con la Svizzera e della ricchezza del tessuto economico che la caratterizza.
...

Geograficamente il territorio lombardo può essere così suddiviso:
  • A Milano ed hinterland opera attivamente la Cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, che, tra l’altro, “utilizza” varie società aperte presso l’ortomercato, per fare arrivare nella metropoli ingenti “carichi di neve”, la cui domanda si è capillarmente diffusa tra i vari ceti sociali.
  • A Monza le “famiglie” Mancuso, Iamonte, Arena e Mazzaferro;
  • A Bergamo, Brescia e Pavia le “famiglie” Bellocco e Facchineri;
  • A Varese, Tradate e Venegono le “famiglie” Morabito e Falzea;
  • A Busto Arsizio e Gallarate la “famiglia” Sergi.
Le categorie economiche maggiormente a rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata si possono indicare così:
  • costruzioni edili attraverso piccole aziende a non elevato contenuto tecnologico, che si avvalgono della compiacenza di assessori ed amministratori locali amici e si infiltrano negli appalti pubblici;
  • autorimesse e commercio di automobili;
  • bar, panetterie, locali di ristorazione;
  • sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie;
  • stoccaggio e smaltimento rifiuti;
  • discoteche, sale bingo, locali da ballo, night clubs e simili (che implicano possibilità di conseguire ingenti incassi e di fare “girare” droga);
  • società di trasporti;
  • distributori stradali di carburante;
  • servizi di facchinaggio e pulizia;
  • servizi alberghieri;
  • centri commerciali;
  • società di servizi, in specifico, quelle di pulizia e facchinaggio.
I canali attraverso i quali viene “lavato” il denaro appaiono i più ingegnosi e diversificati. Recenti inchieste, ad esempio, raccontano che le cosche sono sempre più interessate ai cosiddetti Money Transfert, gli sportelli da cui gli stranieri inviano denaro all’estero. Sul territorio nazionale restano gli euro puliti dei lavoratori extracomunitari, fuori dai confini si volatilizzano i soldi sporchi. Altro canale utilizzato è quello dei supermercati e dei loro scontrini. I registratori di cassa, emettono ricevute a raffica, anche con qualche cifra in più; così gli ‘ndranghetisti stanno aprendo catene di negozi e centri commerciali in società con cinesi. Altro settore su cui scommette la criminalità calabrese è quello dei giochi: nell’anno 2006, in Lombardia, i locali specializzati hanno fatturato 4,6 miliardi di euro, laddove le sale scommesse (54 in Lombardia, 41 in Milano e provincia) hanno registrato 1,5 miliardi di euro di puntate, il 55% in più rispetto all’anno precedente.

Le cosche calabresi hanno fatto un definitivo salto di qualità, non limitandosi più a dare vita a delle s.r.l., ma anche a S.p.A., acquisendo, come nelle società quotate in borsa, i trucchi della scatole cinesi.

La ‘ndrangheta è diventata, peraltro, una autentica banca parallela, “aiutando” imprenditori in difficoltà, offrendo fideiussioni bancarie e prestiti.

...

La ‘ndrangheta ha costruito una rete fatta di broker e commercialisti, avvocati e dirigenti di banca: una mafia “invisibile” più profusa alle transazioni online che ai picchetti armati ed alle estorsioni (in Lombardia, l’unica faida in corso insanguina la provincia di Varese, zona calda per la presenza dell’aeroporto di Malpensa) e le armi che continuano a pervenire dall’est europeo e dalla Svizzera vengono riposte negli arsenali.

...

A Milano ed in Lombardia, più che altrove, l’aggressione al cuore economico delle mafie deve rappresentare la vera sfida.

Esistenzialista che non sei altro!






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Existentialism emphasizes human capability. There is no greater power interfering with life and thus it is up to us to make things happen. Sometimes considered a negative and depressing world view, your optimism towards human accomplishment is immense. Mankind is condemned to be free and must accept the responsibility.


Materialist



81%

Existentialist



81%

Cultural Creative



69%

Postmodernist



63%

Romanticist



56%

Idealist



50%

Fundamentalist



25%

Modernist



13%


Ma quale qualità c'è qua?

Leggendo questo post su l'Altratradate, mi sono ricordato di alcune foto che ho fatto questo weekend. E ne approfitto subito per caricarle, prima di dimenticarmele per sempre in una oscura cartelletta del mio pc.

Anche questa volta, occorre ringraziare varesenews e il sindaco di Tradate, per aver dato motivo, con questo articolo, di qualche pensiero sparso.

Per i pigri che non hanno nemmeno voglia di cliccare sui link, il succo dell'articoletto è questo: Candiani dice che vuole che i tradatesi aumentino di numero e di qualità. Varesenews si limita a raccogliere le dichiarazioni e pubblicarle. End of the story.

Che si miri ad una crescita numerica della popolazione è sotto gli occhi di tutti. Persino del sottoscritto, per quanto distratto possa essere. Nella foto in alto, ad esempio, quell'allegro gruppetto di palazzine una volta era una delle fabbriche della Lesa. E tutto in torno non mancano nuove costruzioni, come quelle immortalate qui a destra. Consideriamo che siamo nella stessa zona dove sta crescendo anche quel palazzotto che dominerà sulla stazione delle Nord che ho immortalato in un post passato.

Sempre in zona stazione, ecco qui di fianco il complesso che rimpiazza quelle che erano un tempo le Officine Saporiti. Insomma, le fabbriche lasciano spazio ad abitazioni. Molte abitazioni. Si è costruito davvero tanto, e si continua a costruire. Si vedono gru un po' dappertutto e, nella quarta foto di questo post molto fotografico, se ne vede una all'opera. Era dalle parti del viale Marconi, ma veramente c'è da sbizzarrirsi. Verrebbe da dire che è quasi più difficile fare una foto senza una gru in vista.

Dunque, su un punto il monologo del Candiani è inattaccabile: l'amministrazione comunale sta perseguendo una politica che mira a far crescere la popolazione comunale.

E' la seconda affermazione che lascia un poco più perplessi. Cittadini di qualità, si vogliono. Mica cittadini qualunque. Dove per qualità, a scanso di equivoci, si spiega che si intende danèe, nelle testuali parole del sindaco: "capacità di reddito che possa soddisfare i costi dei servizi".

Cerchiamo di ragionarci sopra. Quantità e qualità raramente vanno insieme. La qualità richiede una attenzione che non permette, o rende molto difficoltosi, i grandi numeri. E i grandi numeri richiedono una standardizzazione che viene automaticamente percepita come mancanza di qualità.

Dire che si vuole qualità e quantità è pubblicità, non realtà.

Ma allora, cosa stava dicendo il nostro primo cittadino? Beh, a me pare evidente. Stava dicendo che abbiamo avuto tante cose belle (?), altre ne avremo ancora (?!), ma tutte queste le dovremo pagare. Se riesce a mettere le mani sulle nostre tasse (si cita quasi distrattamente la speranza di intascarsi parte dell'irpef dei cittadini), bene. Altrimenti ... altrimenti che? Non ce lo dice, ma penso che ci voglia poco a intuirlo. E in ogni caso temo che fra poco ce lo dirà esplicitamente.

Numerologia

Il tutto è nato con un articoletto pubblicato su varesenews in cui il sindaco del mio paesotto si compiace del basso tasso di assenteismo del nostro comune:

Il sindaco Stefano Candiani ha presentato soddisfatto i risultati dell’analisi dei dati del 2007: contro il 24 per cento di assenteismo del comune di Varese e il 20 della Provincia di Varese, Tradate ha il 16 per cento.

La cosa è stata riportata su l'altratradate, sollevendo delle perplessità di cui saprete seguendo il link. Io ho trovato più interessante il commento di Mauro, che si chiedeva:

Cosa vuol dire assenteismo al 16%? 16% di che cosa?

Buona domanda. Rapida ricerca sulla rete, e risposta inoltrata a chididovere (vedi link di cui sopra).

Riassunto condensato: il tasso di assenteismo è il rapporto tra le ore di assenza per malattia e quelle lavorabili in un anno.

Alcune considerazioni aggiuntive:

Ma al giornalista di varesenews non è venuto in mente di farsi la stessa domanda? Non sarebbe stato buon giornalismo spiegare, invece di limitarsi a riportare?

Capisco il sindaco, che voleva semplicemente dire quanto è bravo lui e la sua amministrazione. Ma credo che se il giornalista gli avesse fatto notare come il 16 per cento significa, all'ingrosso, che ogni 40 ore di orario di lavoro teorico il dipendente medio si spara 6 ore o poco più di malattia, sarebbe venuto fuori un pezzo un poco più brioso.

E, in fin dei conti, il sedici percento di assenteismo in un comune è tanto o poco? Sappiamo che a Varese le cose vanno peggio (il 24 per cento a questo punto capiamo al volo che quasi un ora su quattro che se ne va in malattia. Non avrei mai detto che Varese, la città giardino, potesse essere così virulenta). Ma nel resto di Italia?

Nella mia risposta di cui sopra, riportavo una citazione di Pietro Ichino secondo cui: "Nel settore pubblico si arriva invece a volte tra il 12 ed il 14 per cento."

Vabbè, mi son detto, vediamo cosa dicono altri. Ad esempio Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola, in una intervista al Corriere cita uno studio ufficiale da cui risulta che il tasso di assenteismo per malattia degli insegnanti è pari al 9,66 per cento.

Bah. Insegnanti. Gente dalla pelle dura. Forgiati per resistere al virus più subdolo.

Infatti ho trovato un bell'articolo sul Sole purtroppo non recentissimo (aprile 2007) che si riferisce al 2005, ma con allegato un pdf che riporta i dati dei capoluoghi. Da cui si vede che Varese era al venticinquesimo posto tra i comuni capoluogo di provincia più assenteisti di Italia.

Se Tradate fosse un capoluogo, il 16%, pur disdicevole, sarebbe da considerare male minore. Col 16,1% Catanzaro nel 2005 s'è meritata la novantaseisima posizione, che non è poi male.

Bisognerebbe però sapere come vanno i comuni non capoluogo, prima di poter dir qualcosa di più.

Umorismo di bassa lega

Lo stereotipo che vuole il leghista medio dotato di scarpe grosse e cervello piccolino ha, purtroppo, numerose esemplificazioni.
Vedo in questi giorni che il mio paese è stato tapezzato di manifesti il cui scopo sarebbe quello di rendere edotti gli elettori leghisti di quanto abbiano fatto bene a votar in quel modo:


Non entro nel merito del provvedimento (anche se non mi sembrano idee geniali) ma vorrei pittosto focalizzarmi sullo strillo che dovrebbe attirare l'attenzione del passante causale:

Bastava avere Maroni!


Per i non lumbard: si tratta di un (pietoso) gioco di parole tra il nome del ministro leghista e un modo di dire locale, dove il marrone, la castagna più grossa, viene utilizzato come sinonimo di palla, nel senso di attributo maschile. Insomma, avere i marroni = avere i coglioni.

La cosa che evidentemente non ha notato chi ha pensato il manifesto è che, per amor di battuta, si finisce per dare a Maroni del coglione.

Allo sfortunato ministro è toccato un cognome non facile da portare dalle nostre parti ma, in genere, i rischi peggiori si corrono alle scuole elementari, dopodichè uno, se non ha amici leghisti, dovebbe considerarsi salvo.