Il buongiorno di Gramellini di oggi é sul filmato diffuso l'altro giorno dai carabinieri, sull'omicidio di tal Bacioterracino. Lo scopo dei carabinieri é quello di sollecitare testimonianze sulla vicenda, in modo da poter rintracciare il killer e il suo presunto complice.
Il filmato però ci dice anche molte altre cose. Ad esempio quanto sia facile uccidere oggi in Italia. Il killer si comporta con una fluidità, con una noncuranza tale da far pensare che per lui sia cosa normale. Niente scene da film. Tira fuori la pistola e spara, due tre volte, alla schiena della vittima. E poi un colpo alla nuca, giusto per sicurezza. Poi si rimette la pistola in tasca e se ne va a casa. Giornata di lavoro finita.
Ma la cosa più allarmante é quanto l'omicidio non causi che una minima reazione nelle persone che hanno assistito. La signora finisce di grattare la sua schedina, scopre che non ha vinto, e se ne va. Il tizio tira su il suo banchetto, senza fretta, probabilimente imprecando per il contrattempo, e scompare dalla nostra vista.
La signora che si vede in foto, lo scavalca come se nulla fosse.
Ma il Gramellini ci dice che poi questa signora ha avuto un soprassalto di coscienza, é tornata indietro, l'ha guardato in faccia e ha chiesto aiuto.
Ho appena visto per la prima volta Saturno Contro, il film del 2006 di Ferzan Ozpetek.
Niente da dire, un bravo regista, ma le sue storie in genere in genere non mi appassionano. E questo vale anche per il film corrente. Gli attori nel film sono all'altezza, soprattutto Margherita Buy (ammetto che sono molto di parte quando di parla di lei) e Stefano Accorsi. Ma anche Ennio Fantastichini, Milena Vukotic e Isabella Ferrari non se la sono cavati male, nonostante il poco spazio a disposizione. Mi si dice un gran bene di Ambra Angioini ma a me, francamente, pare che sia un po' sovrastimata. Forse come reazione al suo passato. Visto quel che faceva di giovinetta, una buona recitazione di medio livello ha un effetto spettacolare.
Dicevo che la storia non mi appassiona. Eppure gli spunti interessanti non mancano, forse il problema é che restano solo spunti. Dato che si cerca di raccontare la vicenda di un gruppo di amici, le singole storie restano un po' tratteggiate, mancano, a mio gusto, di dettaglio.
Questo il trailer del film che come spesso accade, e come ha notato Tessapurna per quello di Rashomon, non é che sia proprio indicativo di quello che é il film vero e proprio.
Si tratta della storia di un gruppo di amici, alcuni omosessuali, alcuni straight, tutti con i loro problemi. Al pubblicitario gay viene un colpo, vegeta un po' in ospedale, poi muore. Il suo compagno ne risente, il padre del morto riesce nel frangente a superare lo shock del figlio omosessuale. E altre cose. Troppe altre cose, secondo me.
Avrei preferito un po' meno temi e un po' più di profondità.
Ma il film é piacevole e vale il tempo di vederlo. Ah, dimenticavo: evidentemente sconsigliato a chi abbia forti sentimenti anti omosessuali.
Mi sono rivisto Rashomon, di Akira Kurosawa, dopo una ventina d'anni dalla mia prima visione. Tra il tempo che era passato e il fatto che, mi pare di ricordare, me l'ero visto a tarda ora in televisione (probabilmente un fuori orario di raitre) non é che mi ricordassi tantissimo, se non che era una gran film.
Fortuna ha voluto che mi é capitata tra le mani la versione recentemente restaurata del film che può contare, tra l'altro di un doppiaggio in inglese. Già, perché se é vero che la lingua originale é più espressiva, é anche vero che la mia conoscenza del giapponese (nulla) mi avrebbe costretto a tenere gli occhi incollati sui sottotitoli, distogliendo la mia attenzione dalla narrazione visuale.
Il film é del '50 e credo sia il primo di Kurosawa ad arrivare in Europa, dove fu accolto subito molto bene. Oltre alla regia magistrale, si può apprezzare un'ottima sceneggiatura basata su una storia di quelle che colpiscono, una colonna sonora che resta impressa e una notevole recitazione, seppur diversa dagli schemi occidentali.
La vicenda narrata é questa: Un samurai viene ucciso, sua moglie violentata. Un boscaiolo avverte la polizia. Un brigante (interpretato da Toshiro Mifune) viene catturato mentre era in possesso del cavallo e delle armi del samurai. Nel processo che ne segue la donna, il brigante, e il samurai (evocato da una medium) raccontano le proprie versioni sul fatto, in ognuna delle quali chi narra ne esce meglio ma si accusa dell'omicidio (il samurai, quindi, dichiara di essersi suicidato).
Sarà il boscaiolo a darci un'ultima versione che, forse, renderà più chiare le cose.
Questo il trailer dell'edizione restaurata:
E' certamente un film molto interessante ma non mi sentirei di consigliarlo a chi voglia passare un'oretta e mezza di divertimento leggero. Occorre essere per lo meno predisposti alla sua visione.
Per affrontare un Columbus Day ci vuole del pelo sullo stomaco. Non si sa mai cosa ti aspetta, anche se il tono di sottofondo é una certa benevolenza per quello strano, lontano Paese di cui alcuni presenti hanno un ricordo che risale a decenni prima, o ne hanno solo sentito parlare da genitori o parenti.
Ci sono momenti piacevoli che si alternano a pacchianerie veramente oltre il limite dell'immaginabile. Ma comunque si tratta di rappresentazioni vivaci, anche se spesso lontane dalla realtà.
Una sola eccezione m'é capitato di osservare al generale tono allegro della manifestazione: la sfilata del carro che rappresentava la Lombardia.
Come da foto, si trattava di una criptica scritta cubitale: "e+d+f=Lombardia".
Vien da chiedersi chi sia il genio che ci ha pensato.
A questo punto conveniva non sfilare nemmeno e risparmiare i soldi.
Uh, non si tratta certo di un film che resterà negli annali del cinema ma, date alcune premesse, potrebbe anche risultare una visione piacevole.
La storia in breve, quattro coppie di amici vanno in un resort per il trattamento di coppie in crisi su di un'isoletta tropicale ... sembra l'inizio di una commedia all'italiana? Beh, anche lo svolgimento lo ricorda.
Per entrare in sintonia con la storia penso che aiuti essere sulla trenta/quarantina, in un matrimonio (o per lo meno in una relazione stabile) e apprezzare i film e il tipo di recitazione del protagonista, Vince Vaughn.
Poco da dire sul cast, ho notato più che altro i comprimari: Jean Reno che recita la parte del francese a capo del resort (niente a che fare con i ruoli dei suoi film più famosi) e Peter Serafinowicz nel ruolo di una sorta di maggiordono. Evidentemente i due sono stati tirati dentro nel film "a prescindere", dato che con uno script più adeguato alle loro possibilità interpretative il film avrebbe potuto prendere una piega ben diversa.
Invece si tratta di una commedia senza molte pretese dal finale consolatorio. Facciamoci qualche risata, e poi dimentichiamocene.
Un buon film d'azione del 2008, (titolo originale: Vantage point) non un capolavoro ma credo che agli appassionati del genere non dovrebbe dispiacere.
Per i dettagli rimando alla scheda su imdb, dove si possono vedere i dettagli su questo film di Pete Travis, alla prima regia per una produzione hollywoodiana. Nel cast spiccano Dennis Quaid, eroico agente dei servizi segreti con qualche problema psicologico dopo essersi preso un proiettile per il presidente USA, Forest Whitaker, turista americano in Spagna un po' stralunato ma che avrà un ruolo fondamentale nella vicenda, Sigourney Weaver in un cameo e William Hurt nel ruolo del presidente americano.
Riassunto veloce della trama: c'é un complotto terroristico piuttosto complesso contro il presidente americano che sta per partecipare ad un meeting tipo G8-G20 per la lotta al terrorismo (dunque é ambientato nel presente), vediamo gli accadimenti secondo diversi punti di vista, ottenendo nuove informazioni a ogni nuova versione, fino alla conclusione, dove dovremmo avere il quadro completo della situazione.
Azione, colpi di scena, una colonna sonora all'altezza e una sceneggiatura non banale (anche se m'é sembrato che alcuni passaggi sarebbero dovuti essere meno oscuri).
Insomma, l'amante del genere dovrebbe restare soddisfatto.
Dopo il trailer qualche mia considerazione personale che forse chi non ha ancora visto il film non vorrebbe leggere.
Mi pare che lo scopo dello sceneggiatore sia stato quello di narrare una storia in cui non ci sia un punto di vista privilegiato. Ognuno dei protagonista ha una fetta di verità, ognuno, dal suo punto di vista, é nel giusto.
In realtà non é proprio così, perché ad emergere é un punto di vista, che alla fine risulta essere quello "vincente". Però per gli standard hollywoodiani già questo é un bel passo.
Il lato negativo é che chi ha scritto la storia s'é fatto prendere un po' la mano da questa intuizione e ha finito per mettere troppa carne al fuoco. In un ora e mezza non c'é il tempo materiale per raccontare una vicenda da così tanti punti di vista senza correre il rischio di lasciare troppe domande senza risposta o ridurre la complessità dei personaggi che finiscono per non avere adeguato spessore.
Il personaggio della Weaver entra nella vicenda piuttosto incidentalmente, mi sembra che, ci fosse o non ci fosse, la storia non cambierebbe.
Whitaker si comporta in modo inspiegabile o, direi meglio, inspiegato. Dedicando qualche minuto in più alla sua vicenda il personaggio ne guadagnerebbe - ma evidentemente tempo non ce n'era.
Ancora con lo scopo di risparmiare tempo, credo, a Dennis Quaid é toccato un personaggio un po' stereotipato, l'eroe caduto che si rialza a fatica, nessuno crede in lui ma alla fine é quello che salva la giornata. Nonostante il presupposto, mi sembra che abbia fatto del suo meglio per rendere credibile la sua parte.
C'é da dire che William Hurt rende bene il personaggio del presidente e del suo doppio, pur nel poco tempo di recitazione che gli si é lasciato.
La figura del poliziotto spagnolo, interpretata da Eduardo Noriega (il Che Guevara nel film del 2005), risulta però quasi una macchietta.
Restano davvero poco chiari i motivi dei terroristi, al punto che la scena finale risulta per lo meno stravagante - finiscono per mandare definitivamente a catafascio il loro piano diabolico per tentare di salvare la vita di una bambina che vedono per la prima volta.
Meriterebbe inoltre una spiegazione la "conversione" del personaggio interpretato da Mattew Fox. Scelta che non deve essere stata semplice.
Certo che a spiegare tutte queste cose avremmo avuto non un film d'azione made in Hollywood ma un dramma socio-politico made in Europe.
Ieri sera mi sono imbucato alla conferenza stampa di Pino Daniele a New York. Beh, "imbucato" é una parola grossa, l'evento era aperto al pubblico, bastava lasciare il nome.
Una dritta quindi per chi capita da queste parti: passate dal Istituto Italiano di Cultura e guardate che eventi sono in ballo in quei giorni. Possono capitare cose davvero interessanti.
Pino Daniele é a New York per il suo primo concerto, che si terrà all'Apollo domani (ovvero il primo ottobre 2009) e il direttore dell'Istituto, Renato Miracco, ne ha approfittato per organizzare una piccola chiacchierata.
Devo dire la verità, io Pino Daniele ho smesso di ascoltarlo una quindicina di anni fa, per cui me lo ricordavo come in questo video (Bella'mbriana, dall'album omonimo dell'82)
Ora probabilmente cercherò di recuperare il tempo perso.
Non é un grande parlatore "se mi piacesse parlare avrei fatto l'avvocato", conscio del suo valore come musicista (a chi gli ha chiesto se si sentiva intimorito dall'Apollo Theater, luogo di culto per la musica nera ha risposto monosillabicamente: "no", spiegando poi che lui si sente da sempre un nero a metà e che il livello della musica che fa é tale da non creargli imbarazzi di alcun tipo), autoironico (dopo essersi definito nero a metà si é corretto, "anzi, ora dovrei dire bianco a metà" accennando ai propri capelli) al punto da consigliare il pubblico di non fare troppe domande, dato che c'era la pizza che ci aspettava - trattavasi del rinfresco offerto dall'Istituto.
Insomma, un personaggio che vale la pena conoscere.