Irreligion - J.A.Paulos

Il difetto principale di questo libro è il titolo che è stato imposto alla sua traduzione italiana ("La prova matematica dell'inesistenza di Dio" John Allen Paulos - Rizzoli 2008). In realtà, il suo scopo è l'opposto: mostrare come le dimostrazioni dell'esistenza di Dio non abbiano alcun fondamento logico. Ma non è che questo porti a dire che Dio non esiste, bensì che non si può dare una risposta (nè positiva, nè negativa) alla domanda sulla sua esistenza. A parte il titolo, il testo è ben scritto, a tratti anche divertente, qualche pagina è un po' noiosetta ma tutto sommato mi pare una lettura consigliabile.

La prefazione di Piergiorgo Odifreddi chiarisce l'equivoco: "gli argomenti a favore o contro l'esistenza di Dio sono controvertibili e controversi" dato che il senso religioso è basato su motivazioni istintuali/viscerali e non logico/razionali. Insomma, la logica non è lo strumento adatto per affrontare questo problema.

L'autore è un matematico, e si vede. Il testo è strutturato con una limpidezza da dimostrazione di teorema. Riporto qui la struttura e qualche nota, giusto per stimolare alla lettura dell'intero papiro. O per sconsigliarla a chi si aspettava qualcosa di diverso!

Sono presentati una dozzina di argomenti "razionali "(raggruppati in classici, soggettivi, e psicomatematici) di cui sono mostrati gli errori logici.

Gli argomenti classici considerati sono: La causa prima, il disegno intelligente, il principio antropico, l'ontologico.

La causa prima:

1) Ogni cosa ha una o più cause
2) Nessuna cosa è causa di sé stessa
3) Le catene causali non sono infinite
4) Deve esserci una causa prima
5) Dio è la Causa Prima

- ma se vale (1) allora anche Dio deve avere una causa.
- se modifico (1) per includere Dio (ogni cosa ha una, più, o nessuna causa) allora l'argomento non vuol dire più nulla
- in ogni caso (5) non è dimostrato, la causa prima potrebbe essere un evento (o un essere) qualunque, senza le caratteristiche attibuite solitamente a Dio
- è un argomento basato su una definizione classica di rapporto tra causa ed effetto messa in dubbio dall'empirismo e, ancor più, dalle scoperte della meccanica quantistica (relazione probabilistica tra causa ed effetto)
- Se vale (2) come si giustifica l'esistenza di Dio?

Per superare queste obiezioni è necessario dire che la causa prima non segue le regole di tutto il causato, ma questo equivale a dire che non c'è modo di darne una spiegazione razionale.
In alternativa si potrebbe ipotizzare un universo autoesplicativo.

Il disegno intelligente:

1) Qualcosa è troppo complesso per avere una spiegazione naturale
2) Questo qualcosa deve essere stato creato da qualcuno
3) Dio è il Creatore

oppure

A) Si nota un certo finalismo nel mondo o negli esseri viventi
B) Qualcuno deve organizzare questo finalismo
C) Dio è l'Organizzatore

Nota anche come teoria dell'orologiaio (William Paley)

- ma quando in (1) possiamo dire che è "troppo complesso"? E ha senso postulare l'esistenza di un essere molto più complesso per spiegarne l'esistenza? In realtà così complichiamo il problema. E' facile chiedersi chi ha creato Dio, e all'interno di questo schema la risposta logica sarebbe che deve esiste un superdio che lo ha creato, implicando una catena infinita.
- l'evoluzionismo spiega bene la generazione di strutture complesse a partire da strutture più semplici.
- si può notare come (B) sia paragonabile a pensare che l'economia sia gestita da un qualche comitato mondiale che organizza la produzione e la distribuzione di tutti i prodotti. In realtà vediamo che si tratta di una autoregolazione di un sistema complesso (che a volte fuziona meglio, altre peggio).
- la matematica dei sistemi complessi aiuta a vedere come non ci sia bisogno di ipotizzare un regolatore esterno al sistema.

Il principio antropico:

1) i valori delle costanti fisiche, il rapporto materia/antimateria, etc come li conosciamo sono necessari perchè l'uomo esista
2) l'uomo esiste
3) i valori suddetti devono essere stati calibrati appositamente per noi
4) Il Regolatore è Dio

- (1) e (2) in realtà sono tautologici
- non abbiamo prove che (1) sia vero, non sappiamo se esistono universi con altri valori per le costanti
- non sappiamo se i valori delle costanti siano gli stessi in tutto il nostro universo

L'argomento ontologico:

1) Dio è l'essere di cui non si può pensare nulla di più grande
2) Comprendiamo il concetto di Dio, e della sua esistenza
3) Assumiamo che Dio non esista
4) Se pensiamo al concetto di un essere positivo e questo esiste realmente, allora esso è più grande di quanto sarebbe altrimenti.
5) Se Dio non esistesse potremmo pensare un essere più grande di Dio. Ma ciò è in contraddizione con (1)
6) Allora (3) è falso

- è un gioco di parole, che sfrutta la limitatezza delle regole della logica
- i giudizi esistenziali non possono essere confutati in modo definitivo.

Argomenti soggettivi: coincidenze, profezie, soggettività, interventi.

Le coincidenze:

1) Non può esserci solo il caso dietro tutte queste coincidenze
2) Ci deve essere una ragione
3) La Ragione è Dio
4) Dio esiste

- le coincidenze, per quanto improbabili, avvengono di continuo
- molte coincidenze, in realtà, sono determinate dall'osservatore che le vuole vedere
- tutti gli uomini tendono a cercare un'ordine e degli schemi (anche dove non ce ne sono)

Le profezie:

1) Un libro sacro contiene profezie
2) Il libro, o suoi seguaci, affermano che le profezie si siano verificate
3) Il libro è indubitabile e afferma che Dio esiste
4) Dio esiste

- il passaggio da (2) a (3) è indimostrabile.
- spesso le profezie non sono falsificabili, vanno interpretate. Spesso non esistono testimoni esterni che possano avallare che le profezie si siano avverate

La soggettività:

1) Dentro di me sento che Dio esiste (oppure: se non esistesse non vedrei un senso nella vita)
2) La sensazione mi porta a credere che Dio esista (sarebbe troppo deprimente se non esistesse)
3) Dunque Dio esiste

- essendo basata su una sensazione soggettiva, non può essere oggettivata (altri avranno altre sensazioni soggettive, che Dio esista in altre forme da quelle immaginate da noi, o che non esista)

"E' davvero ripugnante che un ateo o un agnostico attacchino agressivamente e sul piano personale la fede degli altri, magari bollandola come un cumulo di sciocchezze per imbecilli. Chi si comporta così è giustamente accusato di essere arrogante e prepotente. ... più probabile che siano i religiosi ad aggredire sul piano personale la mancanza di fede di atei e agnostici, bollandola come una forma di autismo laicista o anche peggio."

Gli interventi:

1) Si è verificato un miracolo (via preghiere o spontaneamente)
2) E' un intervento divino
3) Dunque Dio esiste

- la definizione di miracolo è, a dir poco, opinabile
- avvengono di continuo fatti molto improbabili
- anche gli eventi negativi molto improbabili sono segno di un intervento divino?

Argomenti psicomatematici: ridefinizione, tendenza cognitiva, universalità, scommessa

Ridefinizione:

1) Dio va definito in un altro modo (rispetto alle religioni correnti)
2) Così è evidente, o almeno plausibile, che Dio esista
3) Dunque Dio esiste

- p.es.: Dio è ciò che non si può spiegare. Ma che Dio è questo? Viene consigliata la lettura di un saggio di Stuard Kauffmann (A casa nell'universo: le leggi del caos e della complessità) dove ci dovrebbe essere un interessante esempio di sistema complesso che tende autonomamente ad un suo equilibrio.

Tendenza cognitiva:

1) Alcune tendenze cognitive suggeriscono l'esistenza di un agente onnipotente
2) Tale agente esiste
3) L'Agente è Dio

- il passaggio da (1) a (2) non è dimostrabile.
- è simile ad una tendenza complottista

Universalità:

1) Diverse culture trovano giuste o sbagliate le stesse cose
2) Deve essere stato Dio a fornire questi concetti
3) Dio esiste

- molti umani non seguono le norme indicate
- la verità di (1) è molto discutibile
- è ragionevole pensare che una comunità che non segua le regole minimali della convivenza sia destinata alla rapida estinzione.

La scommessa di Blaise Pascal:

1) O crediamo in Dio o no
2) Se non crediamo, rischiamo di essere condannati ad una eternità di tormenti
3) Se crediamo, possiamo aspirare ad una eternità di beatitudine
4) Conviene credere in Dio
5) Dunque Dio esiste

- in realtà non sappiamo se Dio esista o no, quindi non possiamo fare assunzioni sul premio o sulla punizione che ci spetterebbero se credessimo o no
- l'affermazione "probabilità dell'esitenza di Dio" non ha senso (errore categoriale secondo Ludwig Wittgenstein), si cita il lavoro di Stephen Unwin (The Probability of God) che, disgraziatamente, pensa invece di poterla effettivamente calcolare.
- in pratica si dice che si deve credere in Dio per evitare una possibile punizione futura. In realtà questa paura non viene recipita nemmeno dai credenti (interessante notare che gli atei in USA siano sottorappresentati nella popolazione carceraria).

2 commenti:

andrea ha detto...

Grazie per l'ottima recensione...già altre volte mi hai fatto scoprire titoli davvero interessanti (La fisica dei supereroi e Una fortuna cosmica) ;-)
Buona giornata
andrea

manolo ha detto...

beh .. sembra che abbiamo qualche interesse in comune ;) buona giornata a te