Requiem K.626

L'altro sabato sono andato in chiesa - cosa che invero mi capita piuttosto di rado - dato che era in programma la Messa da Requiem K.626 di Mozart.

Sinceramente non mi aspettavo molto e quindi posso dire che sono rimasto contento. Certo non poteva essere una cosa come questa che si vede nel filmato qui sotto (è solo il Dies Irae, non tutta la messa), con Sir Colin Davis in azione all'opera di Stato di Dresda ...

... il paragone evidentente non si pone. Impossibile fare una qualcosa anche lontanamente paragonabile in quel di Tradate. Però qualche cosettina potrebbe anche essere migliorabile.

Prima cosa, la location. La chiesa di Santo Stefano non è il massimo come acustica, e quindi solo i pochi che sono riusciti ad accaparrarsi i posti migliori hanno potuto sentire bene l'esecuzione. Se ricordo bene, ai tempi quando era stato restaurato il cinema comunale si diceva che aveva un'ottima acustica. Se fosse vero, e dovrebbe essere facile verificarlo, perché non utilizzarlo per eventi come questo? Pensandoci meglio, perché non usarlo per tutti i vari concerti e concertini che spesso si fanno in giro per il paese, con gran scassamento per chi non è interessato?

Ma torniamo alla chiesa e al requiem: gran successo di pubblico. Non me l'aspettavo, ma effettivamente non avevo calcolato la torma di amici e parenti. A posteriori non ho potuto fare a meno di notare che, dato l'organico piuttosto esteso (anche se non come quello del filmato), sarebbe stato ragionevole attendersi questo risultato. Detto per inciso, ma perché non se ne stanno a casa, invece? A gran parte del pubblico, per lo meno per quanto ho potuto sentire dai miei vicini, poco interessava della performance in sé, quanto vedere il proprio beniamino: alcuni tifavano per il tenore, altri erano lì per il marito della Gina - che, ahimè, non ho potuto capire chi fosse.

D'altro canto il fatto che si trattasse di un pubblico uso a partecipare a questi eventi, anche se per un fine un poco eterodosso, ha fatto sì che si mantenesse un ammirevole silenzio nelle pause tra un brano e l'altro.

Altro punto, l'introduzione del padrone di casa. Anche questa una seccatura ma anche questa difficile pensare che ci potesse essere risparmiata. Tra i temi trattati mi è sembrato interessante l'accenno al fatto che la serata abbia attratto anche persone non direttamente collegate all'organico. Il buon uomo non è riuscito a trattenere un certo stupore nel comunicarci che era presente gente che aveva scoperto per caso cosa sarebbe successo quella sera.

Perdinci e perbacco. Non ci si aspettava nemmeno che arrivasse gente attratta dal programma. Non è un buon presupposto per una esecuzione memorabile.

Finiti i commenti al contorno, passo agli esecutori.

Direzione: Mauro Ivano Benaglia. Tutto bene, direi. Avrei preferito un po' meno impeto - ero lì per sentire la musica, non per vedere gesti atletici del direttore - ma niente di terribile. Certo che se ci risparmiava il discorsetto finale era anche meglio.

La parte strumentale era data dall'Accademia Concertante d'Archi di Milano, che direi si sono comportati molto bene, per quanto ho potuto sentire.

Se capisco bene, il coro è una fusione di due formazioni: la Corale Polifonica San Leonardo Murialdo di Milano e la Schola Cantorum Ars Nova di Cerro Maggiore. Tutto sommato niente male. C'era solo un elemento che avrei preferito tacesse. Per la miseria, si sentiva solo lui. Una voce stentorea che si staccava dal resto del coro, e purtroppo non era nemmeno particolarmente piacevole all'ascolto. È probabile che, per un qualche strano gioco dell'acustica della chiesa, desse fastidio soprattutto a chi fosse lontano dalle prime file, però è certamente una voce che rovina l'effetto del coro. Bisognerebbe spiegargli che è meglio se risparmia la sua possente voce.

I solisti mi sono sembrati il punto debole (musicale) della serata. Leggo che si tratta del soprano Larissa Yudina, contralto Belinda Marra, tenore Manuel Candiotto (che aveva fan tra i miei vicini), e basso Fernando Braga. Anche qui, forse, gran parte della colpa va alla acustica della chiesa. Fatto sta che il basso era inaudibile, tenore e, soprattutto, soprano non capivo che diamine cantassero, solo del contralto mi pare di poter dire che c'era, in corpo, spirito e voce.

La messa in sé: Ultima opera di Mozart, in realtà solo abbozza per sopraggiunto decesso dell'autore. La leggenda sul fatto che Mozart sia stato ucciso dal perfido Salieri geloso del suo genio è ovviamente e spudoratamente falsa. Altrettanto falso che la messa sia stata pensata da Mozart per il suo stesso funerale. Tutte menzogne, ma rese bene dal film Amadeus di Milos Forman. Caso non isolato di un ammasso di sciocchezze che messe insieme fanno un bel film.

Tornando alla messa da requiem. A mio modesto avviso, nel complesso, c'è di meglio ma, come dire, sempre di Mozart si parla. E Mozart vale sempre bene una messa.

Anche al più pigro e maldisposto consiglierei comunque, se non conosce l'articolo, di spararsi almeno i primi dieci minuti, saltare all'attacco della Lacrimosa Dies Illa e poi magari passare direttamente al finale Lux Aeterna. Giusto per poter dire di sapere di cosa si sta parlando.

Nessun commento: