Papy

Lo ammetto, é un problema mio, ma quando sento un bambino che chiama il proprio padre papy (o forse meno esterofilamente papi?) mi viene un irragionevole desiderio di scoppinarlo. Non il bambino, ma il padre, che non ha spiegato al suo pargolo che in italiano esiste il termine papà. Passi per l'uso del toscano, anche se babbo fa tanto Pinocchio.

Ma papy no, per l'amor del cielo no!

L'altro giorno ero sul punto di fare un'eccezione. Ero in treno (al solito sovraffollato) e sento controvoglia un tale sulla trentina che blaterava con una sua coetanea di nonsoché. Hai voglia a dire che la buona educazione impone di non badare ai blaterare degli sconosciuti, ma quando gli sconosciuti sono appiccicati a te c'é poco da fare.
Insomma, suona il telefono e costui, con fare da uomo navigato, sbuffa guardando al display "E' mio padre. Chissà cosa vuole. Vabbè, meglio che risponda."
A sorpresa (mia) cambia voce, che gli diventa quella di uno studente delle medie (un po' imbecille) e dice gioiosamente "Ciao papy! Sono in treno! Sono quasi arrivato a Milano!" e altre notizie fondamentali di questo tipo, accompagnate da gran consumo di punti esclamativi.

Ecco, questa volta la scoppinata l'avrei tirata al figlio, e non solo per la impossibilità fisica di raggiungere il padre.

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