Campanella in politica

Un bel servizio di sky ci mostra la verità del pentito Francesco Campanella su come la mafia ha infiltrato la gestione della cosa pubblica.

Nell'intervista ripercorre la sua storia dall'ingresso in politica e fino alla presa di coscienza di essere un semplice esecutore materiale delle strategie mafiose.

Nel 2000 si sposa e per testimoni ha Totò Cuffaro e Clemente Mastella. E' Cuffaro che lo introduce alla politica, dopo una breve gavetta nel 1994 si candida per il consiglio comunale, e capisce quanto la mafia si influente anche a quel livello. Diventa un mafioso della famiglia di Mandalà di Villabate. Secondo lui in politica uno può scegliere se essere un burattino in mano alla mafia o un mafioso a tutti gli effetti. E' un rapporto simbiotico tra il politico-mafioso e il mafioso propriamente detto. C'é un continuo scambio di favori che finiscono per favorire entrambi. Anche la costruzione di un centro commerciale di centinaia di milioni viene pilotato dalla politica in funzione delle scelte mafiose.

Dice di essersi accorto di quanto Mandalà fosse vicino a Provenzano in occasione della trasferta di questo in Francia, quando Campanella si prese l'incarico di fornire una falsa carta di identità per l'allora capo della mafia.

La parte che mi sembra più interessante di quanto si dice in questa intervista é la presa d'atto che la mafia non si limita più a stabilire un legame con i politici, ma é ormai da tempo nell'ottica di creare una classe dirigente del tutto omogenea a sè.

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