Allevi natalizio

Oggi a mezzodì c'é stato il concerto di Natale al Senato della Repubblica, me lo sono sentito alla radio, così ho avuto il benefit aggiuntivo di non dovermi vedere né il parterre nè la presentatrice (che ho sentito essere una delle numerose Carlucci). Non ho potuto evitare però di sorbirmi il discorsetto del presidente del Senato, che ha avuto l'unico pregio di essere tutto sommato sopportabilmente breve. Non si può avere tutto.

A dirigere l'orchestra sinfonica dei virtuosi italiani (che m'é parsa all'altezza della sua fama), Giovanni Allevi. Dopo un paio di bei brani di Puccini si é (ohimé) passati alla musica dell'Allevi stesso. Non che mi dispiaccia, invero, solo che non mi dice nulla, non mi emoziona. Mi sembra musica da film, nel senso peggiore del termine. Dico, non il tipo di musica da film che compone un Morricone, che dà un senso più pieno alla pellicola e che ha un suo senso a sé stante, ma una musica che sta bene in sottofondo, non disturba troppo lo sviluppo dell'azione.

A quanto ho capito, l'Allevi é stato chiamato a dirigere il concerto per dare un segno del rinnovamento della politica. Qualcosa del tipo "vedete? noi capiamo il Paese, e quindi facciamo dirigere il concerto di Natale a un musicista noto al grande pubblico."

Il che mi fa venire in mente un paio di considerazioni. In primo luogo non é questo che chiedo alla classe dirigente del mio Paese, ma che facciano bene il loro lavoro. A dire il vero mi accontenterei se lo facessero in modo non orribile.

E poi, che guadagno c'é per il Paese se Giovanni Allevi, che ha già una risonanza mondiale, dirige questo concerto? Se si voleva dare un segnale di rinnovamento, non era meglio affidare la direzione a un giovane direttore di orchestra ancora poco noto? E magari programmare musica di autori che il successo devono ancora trovarlo?

Papy

Lo ammetto, é un problema mio, ma quando sento un bambino che chiama il proprio padre papy (o forse meno esterofilamente papi?) mi viene un irragionevole desiderio di scoppinarlo. Non il bambino, ma il padre, che non ha spiegato al suo pargolo che in italiano esiste il termine papà. Passi per l'uso del toscano, anche se babbo fa tanto Pinocchio.

Ma papy no, per l'amor del cielo no!

L'altro giorno ero sul punto di fare un'eccezione. Ero in treno (al solito sovraffollato) e sento controvoglia un tale sulla trentina che blaterava con una sua coetanea di nonsoché. Hai voglia a dire che la buona educazione impone di non badare ai blaterare degli sconosciuti, ma quando gli sconosciuti sono appiccicati a te c'é poco da fare.
Insomma, suona il telefono e costui, con fare da uomo navigato, sbuffa guardando al display "E' mio padre. Chissà cosa vuole. Vabbè, meglio che risponda."
A sorpresa (mia) cambia voce, che gli diventa quella di uno studente delle medie (un po' imbecille) e dice gioiosamente "Ciao papy! Sono in treno! Sono quasi arrivato a Milano!" e altre notizie fondamentali di questo tipo, accompagnate da gran consumo di punti esclamativi.

Ecco, questa volta la scoppinata l'avrei tirata al figlio, e non solo per la impossibilità fisica di raggiungere il padre.

Meglio non tirare la corda

Mi capita di questi tempi di pendolare su Milano usando anche le possenti Ferrovie Nord.

Lo so che parlarne male é come sparare sulla croce rossa. Treni obsoleti, orari bizzarri, ritardi, sovraffollamento, rapporto qualità-prezzo che ha del ridicolo ... son tutte cose che chi abbia avuto la ventura di viaggiare su questi treni sa bene di trovare, e sa che non é certo un problema di oggi, dato che sono decenni che la situazione é questa (a parte le tariffe, che si sono impennate solo da pochi anni).

L'altro giorno, però, é successo qualcosa che mi pare valga la pena di notare. Dunque: treno delle sette e mezza, annunciato con un ritardo non inusuale di una decina di minuti, arriva, é strapieno, si ringrazia il cielo che si riesce nonostante ciò a salire e a trovare un posto in piedi. E fin qui tutto nella norma. Solo che il treno non riparte. Passano i minuti e nulla pare che succeda, finché un ferroviere si fa largo tra i pendolari mormorando invettive, controllando le porte e procedendo oltre. Passa ancora qualche minuto e il treno parte. Il ferroviere fende nuovamente la folla ma viene intercettato da un mio compagno di sventura che, conoscendolo, lo saluta, scambia quattro chiacchiere e poi gli chiede cosa fosse successo. Questo entra in un racconto che afferro solo per metà, essendo distratto dal Paolo Conte che mi stavo sentendo in cuffia, ma che, riassunto in soldoni, suona più o meno così:

Il treno é partito da Laveno già in ritardo, perchè c'era un segnale di una porta non si chiudeva bene. Allora lui s'é controllato tutte le porte fino a trovare quella che non chiudeva bene. Ha quindi risolto il problema legandola con una corda. Tutto bene fino alla nostra fermata, dove un passeggero, per un motivo non ben identificato, ha sciolto il nodo, causando nuovamente il blocco.

Il ferroviere non si capacitava del fatto che il cordino fosse stato slegato da quel tale, mica un giovanotto, teneva a precisare, ma una persona già di una certa età. Pare che costui avesse risposto alle sue proteste dicendo che non aveva idea che quella corda fosse essenziale per il funzionamento del treno, e che si sarebbe dovuto segnalare la cosa. Ma lui gli aveva fatto notare che, se c'era una corda legata ad una porta, un motivo ci doveva pur essere.

Insomma, viaggiamo su treni che reggono finché regge la corda che li tiene insieme. E, quel che é più triste, la situazione non viene percepita come assurda, ma come un normale incidente di percorso, una cosa che capita.

Differenziata tropicale

Mah. Possibile che un tale vada in vacanza alle Canarie, isola di La Palma, e si metta a far foto all'immondizia locale?

Dopo aver assicurato i potenziali vacanzieri sul fatto che c'é lì di meglio da fare e, volendo, fotografare, passo a dare qualche dettaglio geografico. La prima foto, che mostra quattro bidoncini é stata presa al Roque de los Muchachos, duemila e rotti metri di altitudine. In una cornice di rara bellezza. Un panorama realmente mozzafiato.

Rovinano la vista? Rendono la vancanza meno piacevole?

Al contrario, mi sembrano un segno di gran civiltà. E sono un memento, per il turista distratto, a non gettare i propri rifiuti dove capita, ma dove devono andare.

La seconda foto é stata presa a Los LLanos, un paese nella stessa isola, poco distante dal picco di cui sopra, e ben rappresenta come fanno normalmente la raccolta di immondizia laggiù. Come la fanno un po' dappertutto, secondo la mia esperienza. Almeno dove si vuole realmente fare raccolta differenziata. Quattro contenitori per le diverse tipologie di rifiuto raccolte.

Niente di trascendentale.

Eppure funziona.

Ladri di bambini

Si dice che gli zingari rapiscano i bambini. Lo si dice come se fosse un fatto assodato, una legge di natura. Ma, a quanto pare, nessuno si é preso la briga di verificare se questo fosse una verità o una leggenda.

Alla fondazione Migrantes hanno deciso di vederci chiaro e hanno commissionato una ricerca al Dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale dell'Università degli Studi di Verona.

Si sono quindi studiati i casi riportati dall'Ansa nel periodo dal 1986 al 2007: 40 casi in totale. Nel caso in cui il fatto segnalato dalla stampa avesse una qualche rilevanza penale, l'analisi ha seguito l'intero iter processuale. Il risultato é stato che non esiste nessun caso in cui sia avvenuta una sottrazione del bambino.

In più di venti anni, non esiste un singolo caso in Italia in cui zingari siano stati coinvolti in una sottrazione di minore. Un risultato notevole, direi.

"La zingara rapitrice"
Racconti, denunce, sentenze (1986-2007)
Sabrina Tosi Cambini
CISU editore
ISBN 9788879754194

Rapporto Confcommercio

Basta il titolo di questo articolo sul Sole 24 ore per far capire come siamo messi: Le mafie si sono diversificate nelle regioni del Nord. Da notare il tempo del verbo: si sono. Le mafie sono qui e si sono diversificate.

La fonte é l'undicesimo Rapporto Sos-Impresa di Confesercenti, mica un gruppo di disfattisti.

Secondo quanto si dice, la mafia palermitana si sarebbe resa conto che stava perdendo terreno nei confronti delle altre mafie nello sviluppo del business al nord. E che sia stato Salvatore Lo Piccolo, nel poco tempo che ha avuto a sua disposizione, dall'arresto di Bernardo Provenzano, che gli consegnò il potere, all'arresto che glielo tolse, per riorganizzare la strategia della sua organizzazione malavitosa. Camorra, 'ndrangheta, sacra corona unita (e mafia catanese, aggiungerei io) hanno approfittato della mancanza di iniziativa dei palermitani per prendere il sopravvento nelle regioni del nord italiano.

"In Lombardia – che vede Milano nuova capitale della ‘ndrangheta, come hanno avuto modo di chiarire l'ex presidente della Commissione antimafia Francesco Forgione e il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Francesco Macrì – ormai le radici sono talmente solide che, in alcuni comuni, il controllo del territorio è ferreo."

Skhoder & Prince

L'operazione Skhoder non coinvolge direttamente il varesotto, ma é interessante per i nativi (o almeno, io penso che dovrebbe esserlo) perché é nata anche come continuazione della operazione Prince 2005 e di questa fornisce utili spiegazioni.

Conviene quindi per prima cosa rinfrescarsi le idee su Prince 2005, che sarebbe poi l'operazione che ha colpito una banda operante nel tradatese con una serie di arresti eseguiti nel dicembre del 2007.
Si può tuttora vedere il filmato sul sito di Antenna 3 che documenta la conferenza stampa delle forze dell'ordine e si possono leggere nomi e cognomi degli arrestati nella notizia pubblicata da varesenews.

In soldoni, s'é sgominata una banda retta da albanesi che coordinava un buon numero di spacciatori locali per la distribuzione di droga, soprattuto cocaina, nella zona tra Tradate e Malnate.

Skhoder compie il passo successivo, indaga da dove arrivava la droga e come arrivasse nel varesotto. Domenico Salvatore, su Melito On Line, fornisce i dettagli dell'operazione.
Dal Sudamerica la merce raggiungeva l'Albania. Da qui, su gommoni, veniva portata in Puglia e quindi diffusa sul territorio nazionale.

La gestione del traffico era opera di una 'ndrina calabrese, a capo della quale ci sarebbe tale Saverio Magliari di Altomonte (detto "il nonno" o "il baffetto"). Pare che il Magliari avesse l'esclusiva del traffico di droga proveniente dall'Est europeo.
Tra i coinvolti, oltre a calabresi come Luigi Presta ("il nipote", "il grosso") e albanesi come Bashkim Kubazecaj ("il capellone"), anche un greco (Nikolaos Liarakos detto per l'appunto "il greco").

Indagando sui flussi dello smercio si sono identificate gruppi di marocchini, turchi, kossovari, italiani, albanesi. Da notare che in genere i gruppi sono misti, anche se vi é spesso la prevalenza di una etnia.

Lo schema che emerge da queste operazioni é che i veri affari li fanno le mafie organizzate (per droga e prostituzione si parla soprattuto di 'ndrine calabresi) e alle piccole bande locali viene delegata la parte di commercio al dettaglio. Si veda anche l'operazione testuggine, dove i fornitori erano i Morabito e gli spacciatori una composita banda di ex(?)-terroristi e delinquenti organizzati.
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