Sanremo 2012

Curiosa esperienza di spiazzamento, visto che guardo pochissima televisione e seguo poco la musica sanremese. L'opinione banalizzata che mi sono fatto di ospiti e cantanti è di una serie di sconosciuti o relitti del passato. Ho visto solo la serata finale, e direi che mi è bastata, ma mi sono perso l'inizio e la fine, e quindi mi è mancata la coppia che forse meglio avrebbe sintetizzato il mio punto di vista sul festival, Gigi D'Alessio e Loredana Bertè. Un po' di orrida curiosità sulla loro esibizione mi è rimasta.

Premio UFO al personaggio che non ci azzecca niente a Samuele Bersani, che leggo ora si è preso il premio per la critica.

Gran parte delle canzoni le ho sentite solo una volta, e mediamente non particolarmente focalizzato, dunque non che possa dire senza evitare sciocchezze. Ma tra le poche che vorrei riascoltare c'è Ci vediamo a casa di Dolcenera, di cui non ho seguito molto il testo ma mi pare che musicalmente fosse interessante.

Il terzetto finale, determinato da una procedura che direi caotica come tutta la serata, mi è parso in linea con le aspettative sanremesi. Canzonette ascoltabili ma non memorabili.

Come mi aspettavo è risultata vincitrice tale Emma Marrone, ovvero l'interprete della canzone che avrei scartato senza farmi troppi problemi. Mi si dice che invece era la favorita "a prescindere", dato che la cantante avrebbe contato su un appoggio di un consistente fan club. Peggio per loro, chioserei.

Piazzate Arisa e Noemi, personaggi di cui saprei dire davvero poco, con canzoni a loro modo piacevoli, dei buoni prodotti medi commerciali.

La barzelletta più brutta del mondo

E' noto che la reazione a una barzelletta è (anche) funzione dei rapporti di amicizia/potere tra chi racconta e chi ascolta.

Si può dunque pensare ad un esperimento teorico per determinare la bruttezza di una barzelletta: basta creare una platea di persone che siano tendenzialmente portati a ridere a qualunque cosa dica il raccontatore. Ad esempio, prendiamo un gruppo di neolaureati, e come barzellettiere un individuo che possa creare seri problemi al loro ingresso nel mondo del lavoro, come potrebbe essere uno dei più importanti imprenditori e contemporaneamente anche uno dei più importanti uomini politici del Paese.

Difficile pensare ad una situazione del genere? Fortunatamente (?) la realtà a volte supera l'immaginazione, e in Italia queste cose succedono.

Sfortunatamente è un test che funziona solo in negativo, se la platea ride, nulla si può dire sul valore della barzelletta, però se le risate si riducono ad un minimo di condiscendenza si deduce che non è un granché.

Dato che in questo caso solo pochi ardimentosi sono riusciti a ridacchiare possiamo dire con un buon margine di sicurezza di essere di fronte ad una barzelletta davvero brutta.

Un italiano spiega a un tedesco come si conquista una donna. Gli spiega come denudarla e gli dice di versargli una coppa di champagne "davanti" e poi berne da "sotto". Il tedesco chiosa: "Bello, ma si può fare anche con la birra?".

Il senso dovrebbe essere quello di far leva sullo stereotipo del tedesco che non afferra il punto essenziale nelle faccende sensuali e viene distratto da problemi contingenti, con l'aggravante del fatto che finisce per focalizzarsi sulla birra invece che sulla donna.

Perché il fine dicitore pensava che facesse ridere e perché non ha fatto ridere - nemmeno a dei poveri disgraziati che non volevano fare altro che quello? Probabilmente la forza della battuta sta tutta nell'uso di termini espliciti, togliendoli non resta niente. Dunque la risata dovrebbe essere scatenata in questo caso dalla liberazione nel passaggio da argomenti "tabù" ad argomenti di cui è più lecito parlare.

Un salto e via

Mario Monicelli se ne è andato, alla sua maniera.

Ventanas - Davide Van de Sfroos

Vent de segunda rischma
Svolza la föja ferma
Vent a cavall de l'unda
Ogni pees lassa che'l funda

Sbroja tüta la matassa
Quaicos ciapa, quaicos lassa
Tira, tira drizz el fiil
E pö lassa che'l se rilassa

Vento, vent, vent cunt'el pass baloss
Quel che vöri mea, tirum via de doss
Schlarga el fiaa e bufa in giir i stell
Lassa el to disegn in sö la mia pell

Tirum via la smagia
Della mia pagüra
E scancela el pass
De quaand che gira l'ura

Ciapa i me suspiir
E damm indree i suriis
Basa la muntagna
Cunt i cavei griis....

Neta la mia facia
Neta la mia umbrìa
Famm una carezza
Prima de n'a via
(x2)

Ventanas


Vento di seconda scelta
Alza la foglia ferma
Vento a cavallo dell'onda
Ogni peso lascia che affondi

Sbroglia tutta la matassa
Qualcosa prendi, qualcosa lascia
Tira, tira dritto il filo
E poi lascia che si rilasci

Vento, vento, vento con il passo birbante
Quello che non voglio tiramelo via di dosso
Prendi fiato e soffia via le stelle
Lascia il tuo disegno sulla mia pelle

Tirami via la macchia
Della mia paura
E cancella il passo
Di quando gira l'ora

Porta via i miei sospiri
E restituiscimi i sorrisi
Bacia la montagna
Con i capelli grigi

Pulisci la mia faccia
Pulisci la mia ombra
Fammi una carezza
Prima di andare via
(x2)

Orata al forno

Di base, quel che serve è il pesce, patate, aglio, olio, sale, pepe e limone; oltre che un forno e una teglia.

Tra le aggiunte, il rosmarino è quasi obbligatorio; alloro in alternativa o rinforzo; oppure prezzemolo. Comune anche l'aggiunta di pomodorini, come pure il versarci sopra un goccio di vino bianco a metà cottura. Meno diffuso l'uso di spolverare il tutto con un po' di formaggio (pecorino).

Accertarsi che il pesce sia eviscerato, e magari anche squamato, per evitare disastri alimentari.

Il forno va preriscaldato a 180 gradi.

Le patate vanno a fette abbastanza sottili sul fondo della teglia, si può decidere se sbollentarle prima per qualche minuto, per ridurre il tempo di cottura al forno, o crude.

Spolveratina di sale e pepe.

Sopra le patate mettiamo il pesce, con in pancia aglio, sale, pepe, limone e, volendo, il rosmarino.

Mettiamo la teglia in forno e lasciamo cuocere per mezz'ora o più (in funzione di come la patata è stata affettata ed eventualmente sbollentate, e della dimensione del pesce - per piccole orate potrebbe essere opportuno accorciare i tempi anche fino al quarto d'ora).

Per evitare che il pesce si asciughi troppo al forno, lo si può avvolgere nella carta stagnola.

Innocenza

Se il mio latino scolastico non mi inganna, una paesana giace nella chiesa di San Sepolcro:

HEIC IN SUBTERRANEA TEMPLI AEDE
BEATAM PRAESTOLANTUR ANASTASIN
CORNELIA LAMPUGNANI BAUDENSIS
QUAE VITAM CUM LAUDE SANCTITATIS EXPLEVIT
ANNO MDCXX
ET INNOCENTIA TRADATI VIDUA MELTIA
AETATE ADHUC JUNIOR SED MATURA VIRTUTIBUS
ABSUNTA ANNO MDCXXXIV

Qui in una camera sotterranea del tempio
in attesa della resurrezione, la beata
Cornelia Lampugnani Rho
che completò la vita con lode di santità
nell'anno 1620
e Innocenza di Tradate vedova Melzi
ancora giovane d'età ma matura nelle virtù
venuta a mancare nell'anno 1634

Vaffambicchiere

A me Michele Santoro non mi è mai piaciuto. E' un problema di impostazione culturale, la sua idea di televisione mi infastidisce. Ogni tanto ho visto qualche spezzone di sua trasmissione ma non c'è niente da fare, dopo poco minuti mi spazientisco e mi devo allontanare.

Perciò ho sentito con un certo ritardo che il suo programma avrebbe dovuto saltare un paio di settimane perché il Santoro avrebbe detto nella sua trasmissione "Vaffan... bicchiere".

Non capivo nemmeno cosa volesse dire tutto ciò. Per fortuna esiste youtube, e così ho potuto vedere lo spezzone incriminato:

Due settimane di esilio dalla televisione per questo? In Italia nel 2010? Ma stiamo scherzando?

Vado a cercare spiegazioni, e trovo un articolo del sole 24 ore che chiarisce i contorni della vicenda.

Interessante la replica di Mauro Masi, presidente RAI, alle polemiche conseguenti alla sospensione: "Sento parlare da varie parti di sanzione sproporzionata (...) ho applicato puntualmente la normativa vigente."

Verrebbe da pensare che stia scherzando.

Se si applicassero puntalmente le normative vigenti in Italia saremmo tutti spacciati. Tanto per dirne una: articolo 152 del codice della strada. Quando si viaggia in automobile, in città le luci devono essere tenute spente, ma vanno accese se si esce dall'abitato. La multa va da 38 a 155 euro.

Mi figuro la rivoluzione se si staccassero "puntualmente" contravvenzioni a chi venisse colto sul fatto, magari in un pomeriggio ferragostano in una desolata plaga.

E queste son minutaglie.

Il fatto è che il problema è sempre lo stesso: per gli avversari la normativa si applica, per gli amici si interpreta.

Tradate anno due

L'anno scorso ero assente (giustificato) e mi sono perso la prima edizione, quest'anno dovrei essere presente e partecipante alla rassegna sul fumetto che si terrà alla biblioteca di Tradate dal 16 ottobre fino a fine anno (!).

Il sito di riferimento, www.tradateannodue.it, è stato progettato più per essere figo che per essere facilmente fruibile. Ma con un po' di pazienza si riescono a estrarre notizie interessanti.

Buon divertimento.

Comunista nazionalista

Quando c'è di mezzo la lega nord, raramente si può trattare di cose serie. Magari sono fatti anche drammatici, ma non seri.

Ad esempio domenica scorsa, il 12 settembre 2010, un gruppetto di provocatori ha pensato di fare un po' di caciara alla festa leghista veneziana. Dunque hanno comprato un paio di bandiere italiane e si sono messi a camminare per la città.

Tutto qua. La provocazione è consistita nel tenere in mano la bandiera del Paese. La polizia è intervenuta e, ingenuamente, uno di loro ha cercato di spiegare che far vedere la bandiera italiana ad una festa della lega è un atto provocatorio.

Mostrare la bandiera italiana ad una festa di un partito italiano che è al governo (sempre italiano) e che ha numerosi ministri che hanno giurato di fronte a quella bandiera è una provocazione.

Ma la cosa più ridicola l'ho vista nella reazione di un leghista che, come ha visto avanzare la bandiera italiana s'è messo a strillare "Comunisti!", dimentico - o forse del tutto ignaro - che la fedeltà alla bandiera italiana è un patrimonio della destra.

I comunisti, quando ancora ne esistevano in quantità misurabile, erano accusati semmai di scarso patriottismo. Si parlava di internazionale comunista, di fratellanza fra i popoli e cose simili che poco si attagliavano con il rispetto di una bandiera nazionale.

Dare del comunista a un tale solo perché lo si vede sventolare una bandiera italiana vuol dire svuotare del senso originario la parola, e usarla come insulto generico. Oppure essere dotati di ignoranza sesquipedale.

Andarsela a cercare

Perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso?

A questa scomoda domanda Giulio Andreotti ha risposto così: "Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando".

Questa frase mi ha raggelato ma non sopreso. E' nel personaggio.

Quello che invece ho trovato sorprendente, e mi ha rincuorato, è stata la reazione. Nessuno, per quanto ho visto, ha provato a difendere questa uscita, e Andreotti ha dovuto smentirsi, dichiarando di essere stato frainteso "intendevo fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto", dice ora.

Neanch'io mi voglio sostituire alla polizia o ai giudici, ma basta ascoltare le registrazioni di due telefonate fatta dall'assassino di Ambrosoli alla sua vittima per farsi un'idea della vicenda.

Dagli al porcellum

Siamo probabilmente l'unico Paese al mondo con una legge elettorale che grugnisce.

Se è tutto sommato normale che in una democrazia ci siano gruppi che non si sentano rappresentati adeguatamente dalla legge elettorale, e magari la chiamano pure con nomignoli malevoli, noi abbiamo il discutibile privilegio di averne una che è stata definita "porcata" da uno di coloro che l'ha pensata. Porcata intenzionale, dunque, e a suo modo certificata.

Seguendo questo link si arriva sulla pagina di Libertà e Giustizia dove si può firmare un appello per cambiare questa suinesca legge.

Il passo successivo di LeG sarà quello di raccogliere firme per una legge di iniziativa popolare con lo scopo di tornare alla legge precedente, nota come mattarellum. Che non sarà stata uno splendore, ma al confronto di quella corrente è una meraviglia.

Playold

Probabilmente non ha molto senso commentare l'ennesima uscita del battutaro che ci rappresenta al mondo dal punto di vista della decenza e opportunità.

Giusto per dare il contesto: questa volta ha parlato a EuroMed Forum 2010, in teoria una occasione importante, soprattutto per chi pensa che l'Europa dovrebbe migliorare le proprie connessioni con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E almeno bisogna dire che Berlusconi è riuscito a dare un po' più di visibilità all'evento, dato che purtroppo, senza la sua battuta da bar, temo che si sarebbe parlato ancora meno della cosa.

Il numero da avanspettacolo s'è basato sul solito repertorio, il nostro presidente del consiglio non sarebbe più un giovinotto ma è comunque interessato alle belle donne, quindi chiede ai partecipanti che intendono recarsi in Italia per fare affari di portarsele dietro, in modo da ottenere vantaggi competitivi, immagino.

Solito squallore, come dicevo, niente di nuovo. Battuta parallela a quella, sempre del medesimo intrattenitore, che cercava di convincere imprenditori americani a venire in Italia dato che noi abbiamo belle segretarie.

Il fatto che mi ha spinto a scrivere questo post è l'uso creativo della lingua inglese, idioma poco familiare al cavaliere nero e che pure si ostina a utilizzare, che ha visto la creazione di un nuovo significato al termine playold. Per chi si chiedesse cosa diamine può voler dire playold, giunge la spiegazione che sarebbe in contrapposizione con playboy. Un playboy invecchiato sarebbe un playold, dunque. A parte che la figura di playboy invecchiato mette una tristezza infinita, l'inglese prevede già termini che facciano a meno del "boy" per indicare la stessa propensione a vivere la vita in modo sregolato senza averne più l'età. Ad esempio il termine womanizer è piuttosto diffuso e direi che rende bene l'idea.

A me spiace che a playold sia stato dato questo significato balengo perché già da tempo è un termine che viene utilizzato in riferimento a quei vecchi giochi per computer nati per piattaforme ora non più disponibili e che sopravvivono grazie a emulazioni in genere messe a disposizione da affezionati giocatori. Una passione completamente diversa, dunque, che mi pare svilita da quest'uso.

Atlantide - l'ultima verità

M'é capitato tra le mani il libro di Jim Allen "Atlantis, the Andes solution" che è stato pubblicato in Italia dalla Sperling & Kupfer con il titolo troppo facilmente smentibile di "Atlantide - l'ultima verità" (il libro è del 1998 e da allora di "verità" su Atlantide ne sono venute fuori parecchie altre).

OK, si tratta di un cumulo di sciocchezze. Ma, in un qualche suo particolare modo, anche questo testo ha qualcosa di interessante da offrire. Almeno così m'è parso.

Già la prefazione, una paginetta scarsa del colonnello John Blashford-Snell (JBS), mostra quale possa essere l'atteggiamento più condiscendente che si possa tenere nei confronti dell'autore. Il colonnello ci dice che "Allen ha sicuramente scoperto qualcosa". Su cosa sia mai questo qualcosa, JBS non si sbilancia.

Che dire, Allen ha una idea perlomeno bizzarra, ma almeno riesce a mantenere una certa onestà nel raccontare i fatti, e non si fa problemi di citare fatti che il lettore può ben interpretare in deciso contrasto con quella che è la sua tesi.

Dunque, secondo lui, Atlantide sarebbe stata in Bolivia.

Perché lì? Perchè il vero nome del Sudamerica è Atlantis! O almeno, sarebbe stato il "nome più logico", dato che un quarto dell'antico impero inca era chiamato Antisuyo, il regno degli Anti, e che Atl è il termine che nella lingua azteca nahuatl significa acqua. E dato che l'acqua era fondamentale nella civiltà azteca come pure in quella inca, un nome che metta insieme l'acqua e il nome di un popolo è certamente il nome più adatto per quel subcontinente.

Ipotesi affascinante, ma evidentemente priva di ogni fondamento. E soprattutto priva di ogni riscontro. E diciamo pure che è priva di ogni logica, se non quella di volere a tutti i costi sostenere ciò che è in realtà indifendibile.

Dopo qualche pagina in cui Jim dà confuse spiegazioni sul come sia arrivato a identificare la zona, ci dice come stanno davvero le cose: "In realtà, avevo sempre avuto un remoto, romantico interesse nei confronti dell'America del Sud".

Insomma, il buon Jim voleva che Atlantide fosse in Sudamerica e ha cercato di fare in modo di estrapolare dalle sue fonti quanto potesse avvalorare la sua ipotesi. Ha perciò minimizzato i fatti contrari e magnificato quelli favorevoli. In pratica il risultato è un simpatico esercizio di stile ma con una rilevanza scientifica prossima allo zero.

La parte migliore del libro è, secondo me, il decimo capitolo in cui l'autore racconta la sua "spedizione" alla ricerca di Atlantide. In pratica è andato come turista in Bolivia, ha ottenuto, con gran fatica, una fotografia aerea della zona. Ha noleggiato un fuoristrada, ha raggiunto, dopo qualche contrattempo, la zona, ha scattato alcune foto e ha misurato, contando i passi, la larghezza di un canale. Maggiori ossevazioni sono state impedite da un cane selvatico di cui Jim ha temuto il morso.

Ma anche il capitolo successivo non è male. Lì si raccontano le traversie che hanno preceduto la rivelazione al mondo del fatto che Atlantide sarebbe in Bolivia. Il buon Jim ha chiesto aiuti a destra e a manca per supportare la sua intuizione, e ha avuto pure saggi consigli come questo: "se vuole avere un finanziamento per studiare Atlantide in Bolivia, non faccia menzione di Atlantide", Jim capisce che è ragionevole "ma io ovviamente non lo seguii" dato che non vuole tanto studiare la zona, quanto divulgare la notizia sulla locazione di Atlantide.

Penso che sia proprio questo il problema di Jim: non capisce il metodo scientifico. Se davvero Atlantide fosse in Bolivia, il modo migliore di provarlo sarebbe quello di andare in loco, studiare la località, trovare reperti. Dai risultati sul campo seguirebbe poi l'interpretazione più naturale (che a mio parere potrebbe comunque difficilmente essere in linea con le aspettative di Jim).

L'approccio antiscientifico di Jim evidentemente cozza con l'impostazione culturale degli interlocutori che si cerca. Jim ci racconta di una serie di stroncature che ha ricevuto, compresa quella in cui il suo lavoro viene definito far parte della "frangia folle dell'archeologia" - cosa non difficile da sostenere, del resto.

Requiem K.626

L'altro sabato sono andato in chiesa - cosa che invero mi capita piuttosto di rado - dato che era in programma la Messa da Requiem K.626 di Mozart.

Sinceramente non mi aspettavo molto e quindi posso dire che sono rimasto contento. Certo non poteva essere una cosa come questa che si vede nel filmato qui sotto (è solo il Dies Irae, non tutta la messa), con Sir Colin Davis in azione all'opera di Stato di Dresda ...

... il paragone evidentente non si pone. Impossibile fare una qualcosa anche lontanamente paragonabile in quel di Tradate. Però qualche cosettina potrebbe anche essere migliorabile.

Prima cosa, la location. La chiesa di Santo Stefano non è il massimo come acustica, e quindi solo i pochi che sono riusciti ad accaparrarsi i posti migliori hanno potuto sentire bene l'esecuzione. Se ricordo bene, ai tempi quando era stato restaurato il cinema comunale si diceva che aveva un'ottima acustica. Se fosse vero, e dovrebbe essere facile verificarlo, perché non utilizzarlo per eventi come questo? Pensandoci meglio, perché non usarlo per tutti i vari concerti e concertini che spesso si fanno in giro per il paese, con gran scassamento per chi non è interessato?

Ma torniamo alla chiesa e al requiem: gran successo di pubblico. Non me l'aspettavo, ma effettivamente non avevo calcolato la torma di amici e parenti. A posteriori non ho potuto fare a meno di notare che, dato l'organico piuttosto esteso (anche se non come quello del filmato), sarebbe stato ragionevole attendersi questo risultato. Detto per inciso, ma perché non se ne stanno a casa, invece? A gran parte del pubblico, per lo meno per quanto ho potuto sentire dai miei vicini, poco interessava della performance in sé, quanto vedere il proprio beniamino: alcuni tifavano per il tenore, altri erano lì per il marito della Gina - che, ahimè, non ho potuto capire chi fosse.

D'altro canto il fatto che si trattasse di un pubblico uso a partecipare a questi eventi, anche se per un fine un poco eterodosso, ha fatto sì che si mantenesse un ammirevole silenzio nelle pause tra un brano e l'altro.

Altro punto, l'introduzione del padrone di casa. Anche questa una seccatura ma anche questa difficile pensare che ci potesse essere risparmiata. Tra i temi trattati mi è sembrato interessante l'accenno al fatto che la serata abbia attratto anche persone non direttamente collegate all'organico. Il buon uomo non è riuscito a trattenere un certo stupore nel comunicarci che era presente gente che aveva scoperto per caso cosa sarebbe successo quella sera.

Perdinci e perbacco. Non ci si aspettava nemmeno che arrivasse gente attratta dal programma. Non è un buon presupposto per una esecuzione memorabile.

Finiti i commenti al contorno, passo agli esecutori.

Direzione: Mauro Ivano Benaglia. Tutto bene, direi. Avrei preferito un po' meno impeto - ero lì per sentire la musica, non per vedere gesti atletici del direttore - ma niente di terribile. Certo che se ci risparmiava il discorsetto finale era anche meglio.

La parte strumentale era data dall'Accademia Concertante d'Archi di Milano, che direi si sono comportati molto bene, per quanto ho potuto sentire.

Se capisco bene, il coro è una fusione di due formazioni: la Corale Polifonica San Leonardo Murialdo di Milano e la Schola Cantorum Ars Nova di Cerro Maggiore. Tutto sommato niente male. C'era solo un elemento che avrei preferito tacesse. Per la miseria, si sentiva solo lui. Una voce stentorea che si staccava dal resto del coro, e purtroppo non era nemmeno particolarmente piacevole all'ascolto. È probabile che, per un qualche strano gioco dell'acustica della chiesa, desse fastidio soprattutto a chi fosse lontano dalle prime file, però è certamente una voce che rovina l'effetto del coro. Bisognerebbe spiegargli che è meglio se risparmia la sua possente voce.

I solisti mi sono sembrati il punto debole (musicale) della serata. Leggo che si tratta del soprano Larissa Yudina, contralto Belinda Marra, tenore Manuel Candiotto (che aveva fan tra i miei vicini), e basso Fernando Braga. Anche qui, forse, gran parte della colpa va alla acustica della chiesa. Fatto sta che il basso era inaudibile, tenore e, soprattutto, soprano non capivo che diamine cantassero, solo del contralto mi pare di poter dire che c'era, in corpo, spirito e voce.

La messa in sé: Ultima opera di Mozart, in realtà solo abbozza per sopraggiunto decesso dell'autore. La leggenda sul fatto che Mozart sia stato ucciso dal perfido Salieri geloso del suo genio è ovviamente e spudoratamente falsa. Altrettanto falso che la messa sia stata pensata da Mozart per il suo stesso funerale. Tutte menzogne, ma rese bene dal film Amadeus di Milos Forman. Caso non isolato di un ammasso di sciocchezze che messe insieme fanno un bel film.

Tornando alla messa da requiem. A mio modesto avviso, nel complesso, c'è di meglio ma, come dire, sempre di Mozart si parla. E Mozart vale sempre bene una messa.

Anche al più pigro e maldisposto consiglierei comunque, se non conosce l'articolo, di spararsi almeno i primi dieci minuti, saltare all'attacco della Lacrimosa Dies Illa e poi magari passare direttamente al finale Lux Aeterna. Giusto per poter dire di sapere di cosa si sta parlando.

Croatina

M'é capitato di bere un paio di bicchieri di Croatina, classico vino del pavese che, chissà come, o non avevo mai bevuto prima o del cui consumo non ho tenuto memoria.

Per qualche motivo il vino Croatina puro non è così popolare come altri vini che pure contengono Croatina in varie percentuali, fra tutti il Bonarda, che può anche essere fatto con sola Croatina, anche se solitamente viene aggiustato con uve provenienti da altri vitigni.

La bottiglia che ho intaccato è di Croatina frizzante, e mi aspettavo che fosse un vino in un certo modo sbarazzino. Sono rimasto quindi sorpreso dal trovarmi di fronte ad un vino piuttosto corposo da bersi con una certa attenzione.

L'ho bevuto, sbagliando, in abbinamento ad un pasto piuttosto leggero, mentre penso sia meglio accompagnato da cacciagione o comunque carni dal gusto deciso.

Per maggiori informazioni rimando alla Cantina Bagnasco (da cui ho estratto la foto della bottiglia pubblicata qui a fianco) o alla Manuelina.

Il Bistecca

Sta arrivando il 25 aprile, ci si ricorda, sempre in meno, della resistenza.

Ho assistito, assieme ad altri quattro gatti, alla presentazione di un libro su fatti (in realtà piuttosto secondari) avvenuti dalle parti di Rapallo sul finire della guerra.

L'interesse locale è dovuto al fatto che una parte del libro è dedicato ad una azione partigiana finita con la morte di quasi tutti i componenti del gruppo, tra cui un tradatese che, se ho capito bene, era al comando.

Questo mio sfortunato compaesano si chiamava Angelo Mascheroni e si era scelto il nome di battaglia di Bistecca.

Cosa strana, pare che sia l'unico tradatese partigiano morto durante alla guerra che non è stato ricordato con l'intitolamento di una via alla memoria nella nostra cittadina. Chissà come mai.

Purtroppo a parlare della vicenda è stato soprattutto il rapallese che ha scritto il libro che evidentemente sapeva ben poco di Mascheroni.

Sarebbe interessante saperne di più sulla vicenda.

Er puzzola

Dunque. Un faccendiere romano dal torbido passato avrebbe fatto mediatore con la 'ndrangheta e ambienti finanziari per un gigantesco riciclaggio di denaro sporco. E già che c'era avrebbe fatto in modo che un tale venisse eletto come senatore.

In questo articolo di Repubblica i soprannomi di alcuni degli appartenenti alla banda che era dietro a un vorticare di euro da far paura: Puzzola, Somaro, Bonzo, Caciotta, Tacchino, Giraffa, Quadrupede, Bufalo, Pelato, Mascella, Vecchio.

Insomma, una brutta copia di un film con Tomas Milian

Un gigante di sette centimetri

Su Science Daily si legge (in inglese) che l'effetto Lilliput é stato messo in discussione da un composito team di scienziati che ha passato anni a studiare la riconquista dell'ambiente dopo l'estinzione di massa del Permiano-Triassico. Come controesempio eclatante hanno portato la scoperta di un gastropodo gigante che viveva praticamente a ridosso di quella catastrofica estinzione.

E' una bella notizia, oltre per l'interessante scoperta in sé, anche perché ci dice come funziona il metodo scientifico.

Ma forse é meglio dare prima un po' di dettagli. L'articolo sopra citato li dà ma, come ho detto, in inglese. Li traduco per chi abbia problemi con quella lingua.

Le estinzioni di massa sono un fenomeno relativamente frequente sul nostro pianeta. Negli ultimi 540 milioni di anni ce ne sono state una ventina, con un diverso impatto sulle forme di vita. Quella del Permiano-Triassico é la più devastante, é avvenuta circa 250 milioni di anni fa e ha sterminato il 90% delle specie marine esistenti ai tempi.

In seguito a queste catastrofi si creano condizioni tali per cui la vita in quell'ambiente é severamente compromessa per lunghi periodi. In particolare si era generalmente accettata una teoria, appropriatamente chiamata "effetto Lilliput" secondo cui certi organismi marini, come i gasteropodi o i bivalvi, reagissero a tali eventi riducendo la propria dimensione e che occorressero molti milioni di anni prima che si tornasse alle dimensioni originarie.

Il gasteropodo trovato nel corso di questa ricerca data a "solo" un milione di anni dopo l'estinzione di massa P-T, eppure ha una dimensione "gigantesca", se paragonata a quella degli altri gasteropodi di quel periodo. Si parla di sette centimetri contro uno.

Dicevo che questo risultato ci spiega come funziona il metodo scientifico. Abbiamo infatti una teoria - l'effetto Lilliput - che é servita bene e a lungo per spiegare il comportamento di alcune specie animali dopo le estinzioni di massa. Un team di scienziati trova un caso che non si adatta alla teoria, dunque si studia meglio questo caso e, se si verifica che non riesce a trovare una sua spiegazione all'interno della teoria esistente, si cambia la teoria per fare in modo che spieghi anche questo caso.

OK. Ma questo accade tutti i giorni, perché ne parlo qui? Perché ho letto questo post di Sylvie Coyaud su oggi scienza che cita un terribile articolo del Corriere della Sera sullo stesso argomento ma a cui é stato dato un titolo che c'entra come i cavoli a merenda: "Fossili di gasteropodi giganti mettono in discussione la storia evolutiva". Oltre al titolo, l'articolo tratta la materia in modo, mi vien da dire, un po' distratto ma ha soprattutto una chiusa assolutamente ingiustificata: "Ora questa specie gigantesca dello Utah rimette in discussione molte certezze ormai acquisite sull'origine della vita sulla Terra".

Il gasteropodo ritovato non mette in discussione una non ben precisata storia evolutiva ma il solo effetto Lilliput, che si pensava valesse per alcuni organismi marini. E quali sarebbero mai le certezze acquisite sull'origine della vita che questo fatto metterebbe in discussione?

Pancake

Ingredienti:

200 g. farina bianca (di cui 50 g. farina integrale)
50 g. di zucchero (più' o meno a piacere)
50 g. di burro fuso
2 cucchiaini di baking soda
un bicchierino di latte
un pizzico di sale
(Opzionale) Frutta fresca (poco acquosi tipo mango, fragole, frutti di bosco o simili) o pezzetti cioccolata
Sciroppo di acero o altro sciroppo dolce (opzionale) Zucchero a velo

Preparazione:

Unire tutti gli ingredienti asciutti e girare con cautela, finché diventa omogeneo.
Aggiungere burro e lentamente il latte e girare finché diventa una consistente pastella omogenea e abbastanza liquida (ma non troppo). Aggiungete gli ingredienti opzionali (frutta fresca o pezzetti di cioccolato). Non girare troppo!
Lasciare riposare per una decina di minuti, in attesa della lievitazione.
Scaldare una padella antiaderente, con un paio di cucchiai di olio (o burro a piacere)
Aggiungere la frutta o il cioccolato e amalgamare lentamente, rigirando l'impasto solo il minimo necessario.
Scaldare il forno a 120 gradi Celsius (200 F)
Quando la padella é ben calda prendere a cucchiaiate l'impasto e metterlo in padella, come se fossero grosse frittelle. Fare attenzione che le frittelle non si tocchino.
Dopo qualche minuto, girare le frittelle con una spatola piatta (si girano solo una volta)
Metterle nel forno che si mantengano calde (e per convenienza mettere anche i piatti di portata a scaldare in basso nel forno)
Scaldare lo sciroppo di acero nel microonde, facendo attenzione che non bolla (dando inizialmente poco tempo e bassa intensità)

Alla fine, mettete per qualche minuto i piatti di portata nel forno, per scaldarli, così che le frittelle non si raffreddino non appena messe nel piatto. Mettete Le frittelle, versateci sopra lo sciroppo di acero, e se volete decorate con zucchero a velo o frutta. Servite ben calde e ... gnam!

Ricordate le frittelle che mangiavano le 4 sorelle (Meg, Jo, Beth ed Emy) del romanzo Piccole Donne di Mary Luise Alcott? (versione originale del libro, Little Women by Louisa May Alcott, progetto Gutenberg) Ebbene quello che state per servire sono proprio le frittelle che mangiavano loro a colazione!

Rondò alla turca

E' uno di quei motivi che conosciamo tutti ma che spesso non sappiamo bene da dove arrivino. Qui (grazie a lala.com) lo possiamo sentire nella personale interpretazione di Massimo Faraò:
Si tratta del terzo e ultimo movimento della sonata per pianoforte n.11, numero di catalogo K 311, di Wolfgang Amadeus Mozart.
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